lunedì, 28 aprile 2008
Eeeeh. La Liseuse dice se davvero serve avere il cappuccino ecc ecc e io concordo, da un certo punto di vista, nulla serve davvero, ci si può adattare a qualsiasi cosa e ancor di più, il punto del mio discorso non era che ai Kiwi mancano cose che non ci sono, è che queste cose arriveranno anche qui, come il benessere economico derivato dallo spropositato ed improvviso aumento del costo della terra, che ha generato le case da milioni di dollari davanti al mare e ha portato piastrelle, bagni e divani italiani anche in NZ.
Arriveranno anche i cappuccini e le calze di calzedonia, come le borse di gucci sono arrivate ad auckland (il negozio inaugura questa settimana mi pare) e come son anche arrivati (finalmente!!) a crearsi le loro riviste di moda complete di un minimo di rispetto di chi le legge e ha anche un cervello. Qui, tre anni fa, non esisteva nulla del genere, prodotto localmente. Nada, niet, niente.
Si leggevano i giornali importati (a poterseli permettere, visto che i prezzi partono da 10 dollari ed arrivano anche a 20/25 per copia) e secondo me questo rappresenta una nazione.
Sono diventati un pochino (ma proprio poco!) fashion conscious e questo non significa snobberia, significa solo che c'è qualcuno dietro che ha gli interessi a conquistare il mercato, dunque ad importare roba.
E ribadisco, forse davvero non servono le calze/borse/scarpe/vestiti, ma vedi che comunque ci sono arrivati - allora vuol dire che per qualcuno fa la differenza, e dunque esiste la domanda e dove c'è domanda... bè l'offerta semplicemente si estende a qualsiasi cosa si possa immaginare di poter fare.
Vogliamo fargliele fare ai cinesi ???? no, perchè son già qui in abbondanza e non si trova negozio che venda anche Made in NZ - qui è tutto made in freaking china. E non è una bella cosa, credete a me.
A me, trovare dalla mia amata parrucchiera Mind food, mi ha rincuorato. E non è perchè non mi bastassero Fashion o Dash ma perchè mi fa sentire meglio che là fuori qualcosa si muova, sia vivo, contrasti l'esistente indifferenza alla bellezza - che sembra regnare sovrana da queste parti.
Qualcuno là fuori fa le pubblicità per incoraggiarci a comprare prodotti fatti localmente - qualcuno crede nelle capacità dei kiwi e io sono tra quei qualcuno - solo... avrei bisogno di supporto :)
È vero che è una terra ricca di bellezze naturali, ma vogliamo parlarne dei paesi e delle città e delle case e dei palazzi e dei ponti e delle autostrade che vengono costruite quotidianamente in questa terra "nuova" - in questa nazione spaziosa, sempre e solo di cattivo gusto, brutti ed economici, anzi cheap, detto proprio come s'intende in inglese - scadente, di povera qualità e destinato a sopravvivere una sola stagione.
Dico io, ma se voi aveste a disposizione la possibilità di costruire un posto nuovo, proprio nuovo nuovo e aveste l'esempio di tutte le scemenze fatte in precedenza in altri posti, davvero, no ditemi, se davvero non costruireste - nel limite del possibile, ovvio - qualcosa di bello.
Ecco... secondo me, una popolazione incapace di produrre qualcosa di bello e permanente, nell'epoca del tutto è possibile, è una popolazione senza futuro.
Ho trascorso il weekend a studiare - sono in disastroso ritardo con i miei compiti e mi sta prendendo il panico :)
Arriveranno anche i cappuccini e le calze di calzedonia, come le borse di gucci sono arrivate ad auckland (il negozio inaugura questa settimana mi pare) e come son anche arrivati (finalmente!!) a crearsi le loro riviste di moda complete di un minimo di rispetto di chi le legge e ha anche un cervello. Qui, tre anni fa, non esisteva nulla del genere, prodotto localmente. Nada, niet, niente.
Si leggevano i giornali importati (a poterseli permettere, visto che i prezzi partono da 10 dollari ed arrivano anche a 20/25 per copia) e secondo me questo rappresenta una nazione.
Sono diventati un pochino (ma proprio poco!) fashion conscious e questo non significa snobberia, significa solo che c'è qualcuno dietro che ha gli interessi a conquistare il mercato, dunque ad importare roba.
E ribadisco, forse davvero non servono le calze/borse/scarpe/vestiti, ma vedi che comunque ci sono arrivati - allora vuol dire che per qualcuno fa la differenza, e dunque esiste la domanda e dove c'è domanda... bè l'offerta semplicemente si estende a qualsiasi cosa si possa immaginare di poter fare.
Vogliamo fargliele fare ai cinesi ???? no, perchè son già qui in abbondanza e non si trova negozio che venda anche Made in NZ - qui è tutto made in freaking china. E non è una bella cosa, credete a me.
A me, trovare dalla mia amata parrucchiera Mind food, mi ha rincuorato. E non è perchè non mi bastassero Fashion o Dash ma perchè mi fa sentire meglio che là fuori qualcosa si muova, sia vivo, contrasti l'esistente indifferenza alla bellezza - che sembra regnare sovrana da queste parti.
Qualcuno là fuori fa le pubblicità per incoraggiarci a comprare prodotti fatti localmente - qualcuno crede nelle capacità dei kiwi e io sono tra quei qualcuno - solo... avrei bisogno di supporto :)
È vero che è una terra ricca di bellezze naturali, ma vogliamo parlarne dei paesi e delle città e delle case e dei palazzi e dei ponti e delle autostrade che vengono costruite quotidianamente in questa terra "nuova" - in questa nazione spaziosa, sempre e solo di cattivo gusto, brutti ed economici, anzi cheap, detto proprio come s'intende in inglese - scadente, di povera qualità e destinato a sopravvivere una sola stagione.
Dico io, ma se voi aveste a disposizione la possibilità di costruire un posto nuovo, proprio nuovo nuovo e aveste l'esempio di tutte le scemenze fatte in precedenza in altri posti, davvero, no ditemi, se davvero non costruireste - nel limite del possibile, ovvio - qualcosa di bello.
Ecco... secondo me, una popolazione incapace di produrre qualcosa di bello e permanente, nell'epoca del tutto è possibile, è una popolazione senza futuro.
Ho trascorso il weekend a studiare - sono in disastroso ritardo con i miei compiti e mi sta prendendo il panico :)
esploso dalla testa di Fracci |
22:50
| commenti (3)
mercoledì, 23 aprile 2008
Anche il Moroso dice: "fare un pacco di soldi qui in NZ? e come?"
Perchè è vero, i salari sono bassi ed il costo della vita non è così economico come lo definiscono nelle pubblicità, per cui ok, non sarebbe rose e fiori.
Ma dove cavolo è rose e fiori? qui aprire un B&B (per esempio) è facile e molto possibile. In un colpo solo hai la business idea con cui fare l'application per la residenza e un modo semplice di trovarti una casa grande, bella e magari con vista mare.
Un'amica che fa i massaggi come la dea greca che è, ci ha chiamati l'altro giorno per consultare l'esperienza del Moroso in fatto di software e computer ed appurare che il personaggio che le ha fatto un lavoretto recentemente, non le abbia caricato 800 dollari (per 5 ore di lavoro) ingiustamente - anche a noi sembrava un po' assurdo, in effetti. Eppure. Eppure la verità sta nel fatto che in NZ non c'è gente.
Quattro milioni di anime in tutto e su tanta terra quanta ne ha l'Italia. Quindi succede che ci siano posti dove ci sia disperato bisogno di gente qualificata, brava, preparata. Capace.
Non per denigrare i kiwi, che davvero sono gente per bene. Ma dappertutto qua ci si abitua ad un genere di servizio lento e un po', bè sì scadente, ecco. Va bene, io vivo al nord - dove fa caldo e la terra è Maori, in mille sensi - ma il customer service in generale, in questo paese è molto sconosciuto.
Qui mancano persone capaci di produrre un cappuccino decente in tempi decenti.
Non esistono posti come calzedonia, o pasticcerie. O negozi d'assurdità di tutti i tipi. Mancano un sacco di cose. Giornalisti, radio presentatori, gente per la tv. L'ambiente è piccolo e la creatività grande. Però quando sono bravi se ne vanno all'estero.
Vabbè divago ancora una volta. Bello il commento di Barbara, ma mi ci vuole un post a parte per elaborare il tutto e dopo essermi sparata una lunga sauna, non mi resta ora che crollare tra i cuscini.
Qui venerdì è anzac day - poppy day - da voi invece "la Liberazione" ... per cui ce ne stiam tutti a riposo (o a leggere libri di human development ;)
Perchè è vero, i salari sono bassi ed il costo della vita non è così economico come lo definiscono nelle pubblicità, per cui ok, non sarebbe rose e fiori.
Ma dove cavolo è rose e fiori? qui aprire un B&B (per esempio) è facile e molto possibile. In un colpo solo hai la business idea con cui fare l'application per la residenza e un modo semplice di trovarti una casa grande, bella e magari con vista mare.
Un'amica che fa i massaggi come la dea greca che è, ci ha chiamati l'altro giorno per consultare l'esperienza del Moroso in fatto di software e computer ed appurare che il personaggio che le ha fatto un lavoretto recentemente, non le abbia caricato 800 dollari (per 5 ore di lavoro) ingiustamente - anche a noi sembrava un po' assurdo, in effetti. Eppure. Eppure la verità sta nel fatto che in NZ non c'è gente.
Quattro milioni di anime in tutto e su tanta terra quanta ne ha l'Italia. Quindi succede che ci siano posti dove ci sia disperato bisogno di gente qualificata, brava, preparata. Capace.
Non per denigrare i kiwi, che davvero sono gente per bene. Ma dappertutto qua ci si abitua ad un genere di servizio lento e un po', bè sì scadente, ecco. Va bene, io vivo al nord - dove fa caldo e la terra è Maori, in mille sensi - ma il customer service in generale, in questo paese è molto sconosciuto.
Qui mancano persone capaci di produrre un cappuccino decente in tempi decenti.
Non esistono posti come calzedonia, o pasticcerie. O negozi d'assurdità di tutti i tipi. Mancano un sacco di cose. Giornalisti, radio presentatori, gente per la tv. L'ambiente è piccolo e la creatività grande. Però quando sono bravi se ne vanno all'estero.
Vabbè divago ancora una volta. Bello il commento di Barbara, ma mi ci vuole un post a parte per elaborare il tutto e dopo essermi sparata una lunga sauna, non mi resta ora che crollare tra i cuscini.
Qui venerdì è anzac day - poppy day - da voi invece "la Liberazione" ... per cui ce ne stiam tutti a riposo (o a leggere libri di human development ;)
esploso dalla testa di Fracci |
21:59
| commenti (2)
martedì, 22 aprile 2008
damn! I thought it was such a good idea!
esploso dalla testa di Fracci |
23:44
| commenti (1)
il successo
martedì, 22 aprile 2008
Per avere successo in qualsiasi progetto s'intraprenda nella vita - grande o piccolo che sia - diete o l'arrivare a correre una maratona in tempi decenti o trovare la carriera che meglio esprima il nostro potenziale o l'allevare una famiglia di geni, insomma. Qualsiasi cosa decidiate di voler fare, che domanda sforzi immani alla vostra determinazione e sudore sconosciuto alla vostra disciplina, tutto quello che davvero dovete fare per raggiungere l'agognato successo.... è circondarsi di tale successo.
Non sto per lanciarmi in una di quelle sprolissolate mie sulla motivazione ed il life coaching e via avanti.
No, che qui a Keri sorge il sole da sopra il mare e m'inonda la casa profumata di caffè, d'una luce meravigliosa, ricordandomi che è ora di lavarsi e lanciarsi in un'altra giornata. No, non c'è tempo se non per una parola al volo.
Una delle banalità più ricche di buon senso, in fondo. Non è altro che banale scontata logica.
Ci pensavo al risveglio, alle parole del commento di Garnant. E mi dicevo: sapevo esattamente quel che lei intende. L'incapacità al mollare il posto di lavoro. Di volare nel cielo della prosperità da sola, arricchendomi da sola, o mantenendomi delle mie idee.
Dal primo maggio ricomincio a lavorare per un datore di lavoro solo e a tempo pieno. Ci ho pensato per due settimane, accettare o no, provare o no. Sacrificare la mia libertà o no. E poi ho deciso di sì, perchè è un'ottima occasione e via avanti ( e sì, mi danno pure un pacco di soldi ) . Ma non poi tanti più di quanti non avrei fatto se avessi portato avanti il mio piccolo "book-keeping business" a tempo pieno.
Quando sono venuta a vivere a Kerikeri, lavoro semplicemente non ne trovavo. Uno è una comunità piccola e rurale, due, i contabili con gli stranieri ci vanno cauti. Prima di divagare troppo, il punto della mia storia è che dopo un anno di qualsiasi cosa mi capitasse a tiro, il fatto che tutti, ma proprio tutti in NZ lavorino per sè stessi - in proprio - piuttosto che per qualcuno, alla fine mi ha ispirata.
Un mare di piccoli business, un mare di contabili professionisti e nessuno a mettergli in ordine le cartacce. Lo faccio io. E via per un anno a correre come una matta a destra e sinistra, ma devo ammettere, l'idea era ottima e ha funzionato.
Ora, che io abbia le scatole piene della contabilità e voglia diventare un counsellor è un frutto della libertà assaggiata.
Dunque ricapitolando (che il tempo scorre in fretta e devo ancora farmi la doccia) se ci si guarda in giro e si vive circondati da gente che corre maratone, intraprenderne una e trovarsi poi a correrla tutti gli anni diventa, come dire, ovvio, no?!
Va così per tutto il resto. Garnant... prenditi l'aspettativa. L'aspettativa è nei diritti dei lavoratori Europei, mi pare, anche se poco pubblicizzata ed usata solo da accademici e statali, esiste.
E vieni qui - prova qui, magari non a Kerikeri, ma magari a Wellington, dove potresti fare soldi a pacchi facendo la freelance e vivere in una villa sulle colline con la terrazza "vista mare".
Due anni fa (o poco meno) m'ha contattata proprio via questo blog una ragazza di Milano, con il suo compagno e dopo una lunga chiaccherata su skype loro hanno proprio preso quella decisione lì.
Io non dico ora che sia la soluzione a tutto. Ma se volete perdere peso e ci provate da secoli da sole, poi andate da Weight Watchers e con il gruppetto in un mese buttate giù 5 kg ... voglio dire ? vi meravigliate davvero ?
Si tratta di lavarsi il cervello, in parole poche. Ma col ciclo delicato, o meglio ancora a mano ed in acqua tiepida.
Non sto per lanciarmi in una di quelle sprolissolate mie sulla motivazione ed il life coaching e via avanti.
No, che qui a Keri sorge il sole da sopra il mare e m'inonda la casa profumata di caffè, d'una luce meravigliosa, ricordandomi che è ora di lavarsi e lanciarsi in un'altra giornata. No, non c'è tempo se non per una parola al volo.
Una delle banalità più ricche di buon senso, in fondo. Non è altro che banale scontata logica.
Ci pensavo al risveglio, alle parole del commento di Garnant. E mi dicevo: sapevo esattamente quel che lei intende. L'incapacità al mollare il posto di lavoro. Di volare nel cielo della prosperità da sola, arricchendomi da sola, o mantenendomi delle mie idee.
Dal primo maggio ricomincio a lavorare per un datore di lavoro solo e a tempo pieno. Ci ho pensato per due settimane, accettare o no, provare o no. Sacrificare la mia libertà o no. E poi ho deciso di sì, perchè è un'ottima occasione e via avanti ( e sì, mi danno pure un pacco di soldi ) . Ma non poi tanti più di quanti non avrei fatto se avessi portato avanti il mio piccolo "book-keeping business" a tempo pieno.
Quando sono venuta a vivere a Kerikeri, lavoro semplicemente non ne trovavo. Uno è una comunità piccola e rurale, due, i contabili con gli stranieri ci vanno cauti. Prima di divagare troppo, il punto della mia storia è che dopo un anno di qualsiasi cosa mi capitasse a tiro, il fatto che tutti, ma proprio tutti in NZ lavorino per sè stessi - in proprio - piuttosto che per qualcuno, alla fine mi ha ispirata.
Un mare di piccoli business, un mare di contabili professionisti e nessuno a mettergli in ordine le cartacce. Lo faccio io. E via per un anno a correre come una matta a destra e sinistra, ma devo ammettere, l'idea era ottima e ha funzionato.
Ora, che io abbia le scatole piene della contabilità e voglia diventare un counsellor è un frutto della libertà assaggiata.
Dunque ricapitolando (che il tempo scorre in fretta e devo ancora farmi la doccia) se ci si guarda in giro e si vive circondati da gente che corre maratone, intraprenderne una e trovarsi poi a correrla tutti gli anni diventa, come dire, ovvio, no?!
Va così per tutto il resto. Garnant... prenditi l'aspettativa. L'aspettativa è nei diritti dei lavoratori Europei, mi pare, anche se poco pubblicizzata ed usata solo da accademici e statali, esiste.
E vieni qui - prova qui, magari non a Kerikeri, ma magari a Wellington, dove potresti fare soldi a pacchi facendo la freelance e vivere in una villa sulle colline con la terrazza "vista mare".
Due anni fa (o poco meno) m'ha contattata proprio via questo blog una ragazza di Milano, con il suo compagno e dopo una lunga chiaccherata su skype loro hanno proprio preso quella decisione lì.
Io non dico ora che sia la soluzione a tutto. Ma se volete perdere peso e ci provate da secoli da sole, poi andate da Weight Watchers e con il gruppetto in un mese buttate giù 5 kg ... voglio dire ? vi meravigliate davvero ?
Si tratta di lavarsi il cervello, in parole poche. Ma col ciclo delicato, o meglio ancora a mano ed in acqua tiepida.
esploso dalla testa di Fracci |
08:03
| commenti (5)
prolissamente fracci
venerdì, 18 aprile 2008
Dev'essere una gioia infinita il vedere una parte di te fiorire, crescere e continuare a camminare nella vita, un passo dopo l'altro, magari in tanti modi, partendo da dove finisci tu, da dove sei arrivato tu.
Leggo Mammagolosa perchè ho bisogno di sentirmi a casa e lei abita vicino vicino a casa (almeno per un altro paio di settimane). Non solo fisicamente alla casa italiana, ma proprio anche a quel posto fantastico dove uno si sente comodamente normale. Tipo quando tutto ha poco senso, leggo Scudo, e mi par di sentire i profumi che descrive, la musica di quel che circonda la sua casa (quella vera, quella costruita da loro, con l'aiuto del muratore filosofo) e mi rifugio da Garnant che commenta su cose che ho incontrato anche io nella vita in un modo che mi ricorda le mie amiche, quelle vere, quelle con cui non ti devi spiegare.
È vero, qui le stagioni sono a rovescio, dovresti venire a Febbraio, ma si sa, non c'è manco il Carnevale qui, figurati i crostoli o le frittelle!
Leggo anche la Liseuse, specialmente quando mi ritrovo a scrivere parole come frittelle e devo pensarci su se la doppia t ci va o no. Penso "la Liseuse" lo saprebbe, insieme a tutto un altro sacco di cose che sa. Che bello come cambiano certi blog, sempre aggiornati, sempre leggeri e freschi di foto nuove, notizie interessanti. Altri invece non cambiano e com'è bello anche così, per me è semplicemente bellissimo, come quelle ragazze che si vestono semplice, con poco trucco, perchè sono bellissime, di pelle trasparente o dorata, ciglia lunghe e sorrisi veri. Insomma, intendevo che hanno un sacco di cose interessanti da dire, senza bisogno di cambiare.
A me pare invece d'avere un gran bisogno di cambiare.
Anche qui - a quanti cazzi di chilometri di distanza da dove sono partita (e scusate il linguaggio scurrile, come direbbe mio fratello) non lo so nemmeno da quant'è che cammino (e dunque quanta distanza ho percorso) ma so che continuo a chiedermi sempre il motivo delle cose e oggi posso anche aggiungere che pure le risposte più logiche e comprovate, cambiano. Sì, poi cambiano.
Immagino sia perchè cambiamo noi. Anche qui (come in Irlanda ed in Germania) si trovano gli assorbenti con le storielle stampate sulla striscia di carta che copre l'adesivo. Su certi ci sono gli indovinelli che dovrebbero insegnarti cose intelligenti e su altri barzellette. Ma dico io.. ? a chi è che gli viene in mente ?
eppure. ci penso a quando ero bambina e ci mostravano il biscione di canale 5 come il simbolo di dove sarebbe stato opportuno e creativo "arrivare".
Ci penso e mi domando se sia colpa di qualcuno (per davvero) che ci si ritrovi a porsi tutte queste domande e che poi le risposte non siano mai buone abbastanza o abbastanza a lungo. E devo anche aggiungere che in fondo dare la colpa a qualcuno non aiuterebbe così drammaticamente a risolvere la situazione.
Voglio dire! Sabato scorso parlavo con la mia amica italiana che vive (di solito) in Brasile, ma si trovava in vacanza a S Francisco. Piangeva un sacco, cercando di liberare cose represse da una decina d'anni. Mi si stringeva il cuore ad ascoltarla - sabato scorso mattino presto qui, Dio solo sa che ora era là - ma non per le lacrime o la sofferenza, solo per il fatto che anche lei è lì a tirarsi delle paranoie infinite.
Siamo davvero sempre così? semplicemente "drama Queens", vittime di una programmazione cerebrale che includeva Anna dai Capelli Rossi, Mazinga e il biscione di canale cinque ? o i cartoni erano sempre su italia uno ?
Vorrei essere capace di mettere a parole la lontananza che sento dentro a cercare d'immaginare il simbolo d'italia uno. Puzza quasi un po' di quella polvere umidiccia e stantia che si trova a volte nei solaii o nelle stanze chiuse da tanto tempo (o, se vivete in NZ, praticamente dappertutto d'inverno, a meno che non abbiate il deumidificatore come me, che m'ero comprata il Delonghi a 500 dollari e dopo un anno mi si è rotta la manopolina dell'interrutore a conferma che la roba scadente dall'europa la mandano tutta qui, insieme ai container di scarpe assurde).
Insomma. Basta. Ne ho davvero abbastanza di stare a lagnarmi. La verità è sempre la stessa: sono stanca-issima. Ho bisogno di dormire e di distrazione, di tempo per me, ma a fare cose belle, non tempo da sprecare a fare cose che devono essere fatte per sopravvivenza.
Quando poi riposo e magari anche sudo regolarmente in una qualsiasi sorta di esercizio fisico spossante (il sesso poi sarebbe preferibile, bisogna aggiungerlo!) ecco che il mondo è di nuovo pieno di fiori del frutto della passione.
Sto seriamente pensando di aggiungerlo al tatuaggio che oramai più di dieci anni fa mi separò da quelli che dicono "se potessi io farei", in quelli che dicono "volevo farlo e l'ho fatto". Un bel fiore di maracuja, petali irripetibili e colori delicati, che quando si è così belli, non serve essere anche sgargianti.
Dunque sto impazzendo. E credo mi succeda proprio perchè non pratico abbastanza meditazione e mi sento sola, perchè mi sono disconnessa dall'universo, che fino a qualche tempo fa mi faceva sentire sempre come se navigassi questa mia vita sull'onda giusta, con il vento alle spalle ed il sole in faccia. Invece sabato mattina, in cerca di qualche nuovo capo d'abbigliamento, mi sentivo solo pazza, per ritrovarmi a scendere a così tanti compromessi (NZ ha tante cose da offrire, ma non si trovano nei negozi, v'assicuro). Sola, in mezzo a tanta gente ed incapace di decidere se sì, posso comprare questo vestitino di lanetta, che poi mi sta bene ed ho un sacco di cose da combinarci.
Voglio dire ? non è mai stato un vero problema... cominciamo ora?
Ma al solito, divago.
Vorrei anche puntualizzare che il sabato precedente ero a fare yoga ad Urupukapuka, che se l'entrate in Google maps vi da un'idea di cosa sia vivere nel Bay of Islands, ma insomma, ero là, davanti al mare calmo che di tanto intanto rotolava gentile sulla spiaggia, con qualche ondina spumeggiante, baciato dal sole, io con i miei piedi per terra, o meglio sul tappettino, sull'erba e le braccia al cielo e la lezione era un po' mite, come dire, ma pur sempre bella e mi sentivo molto serena, amata anche se non sapevo da chi e poi m'immaginavo che fosse da tutta quella gente lì, che si sa, lo yoga allegerisce lo spirito non poco.
Sto impazzendo e tutto sommato non mi dispiace poi troppo. Ho ripreso l'assurda abitudine di leggere un pezzetto di castellidirabbia ogni mattina, sul cesso, prima di affrontare questo cazzo di mondo anglosassone, che pure se Kiwi ed annacquato, resta sempre un po' troppo inibito, per me almeno.
Allora grazie. Appena ho la forza rinnovo la faccia del blog ed organizzo un metodo per scrivere più cose interessanti, più di frequente, come si dovrebbe fare nei blog veri. Nel frattempo continuo a leggere e a raccontare a voi, i fattacci miei, come non posso raccontarli a nessuno. O quasi.
Meno male che ci siete, va là. Grazie anche a Barbara, che da Bologna mi lascia questi commenti esagerati, no davvero, sai? esageri, sei troppo kind e io vorrei solo poter leggere qualcosa di tuo, in cambio :)
Ultime righe, poi m'infilo a letto. Ieri sera dovevo andare ad ascoltare musica all'accademia diretta da Lilia e Matteo (vengono da Napoli e sono dei grandi musicisti, devo davvero tornare a raccontare di più, di questi due qua) invece non c'era il concerto e siam finiti a mangiare pizza e bere vino da Cesare, che di sottofondo ha sempre un sacco di roba italiana e manda avanti un ristorantino che è un clichè, e da queste parti i clichè sono un'eccezione (non esistono little Italys in NZ) e mi sono sentita molto morbida, molto molle. Bene, dovrei dire, mi sono sentita bene.
E dunque (ora finalmente concludo) io non mi stupirei mica se per la prima volta in vita mia a luglio finisce davvero che faccio una pazzia ed invece di darmi della rifugiata politica quaggiù, resto a combattere in prima fila lassù. Ecco. Ahaah. L'ho anche detto. Buonanotte.
Leggo Mammagolosa perchè ho bisogno di sentirmi a casa e lei abita vicino vicino a casa (almeno per un altro paio di settimane). Non solo fisicamente alla casa italiana, ma proprio anche a quel posto fantastico dove uno si sente comodamente normale. Tipo quando tutto ha poco senso, leggo Scudo, e mi par di sentire i profumi che descrive, la musica di quel che circonda la sua casa (quella vera, quella costruita da loro, con l'aiuto del muratore filosofo) e mi rifugio da Garnant che commenta su cose che ho incontrato anche io nella vita in un modo che mi ricorda le mie amiche, quelle vere, quelle con cui non ti devi spiegare.
È vero, qui le stagioni sono a rovescio, dovresti venire a Febbraio, ma si sa, non c'è manco il Carnevale qui, figurati i crostoli o le frittelle!
Leggo anche la Liseuse, specialmente quando mi ritrovo a scrivere parole come frittelle e devo pensarci su se la doppia t ci va o no. Penso "la Liseuse" lo saprebbe, insieme a tutto un altro sacco di cose che sa. Che bello come cambiano certi blog, sempre aggiornati, sempre leggeri e freschi di foto nuove, notizie interessanti. Altri invece non cambiano e com'è bello anche così, per me è semplicemente bellissimo, come quelle ragazze che si vestono semplice, con poco trucco, perchè sono bellissime, di pelle trasparente o dorata, ciglia lunghe e sorrisi veri. Insomma, intendevo che hanno un sacco di cose interessanti da dire, senza bisogno di cambiare.
A me pare invece d'avere un gran bisogno di cambiare.
Anche qui - a quanti cazzi di chilometri di distanza da dove sono partita (e scusate il linguaggio scurrile, come direbbe mio fratello) non lo so nemmeno da quant'è che cammino (e dunque quanta distanza ho percorso) ma so che continuo a chiedermi sempre il motivo delle cose e oggi posso anche aggiungere che pure le risposte più logiche e comprovate, cambiano. Sì, poi cambiano.
Immagino sia perchè cambiamo noi. Anche qui (come in Irlanda ed in Germania) si trovano gli assorbenti con le storielle stampate sulla striscia di carta che copre l'adesivo. Su certi ci sono gli indovinelli che dovrebbero insegnarti cose intelligenti e su altri barzellette. Ma dico io.. ? a chi è che gli viene in mente ?
eppure. ci penso a quando ero bambina e ci mostravano il biscione di canale 5 come il simbolo di dove sarebbe stato opportuno e creativo "arrivare".
Ci penso e mi domando se sia colpa di qualcuno (per davvero) che ci si ritrovi a porsi tutte queste domande e che poi le risposte non siano mai buone abbastanza o abbastanza a lungo. E devo anche aggiungere che in fondo dare la colpa a qualcuno non aiuterebbe così drammaticamente a risolvere la situazione.
Voglio dire! Sabato scorso parlavo con la mia amica italiana che vive (di solito) in Brasile, ma si trovava in vacanza a S Francisco. Piangeva un sacco, cercando di liberare cose represse da una decina d'anni. Mi si stringeva il cuore ad ascoltarla - sabato scorso mattino presto qui, Dio solo sa che ora era là - ma non per le lacrime o la sofferenza, solo per il fatto che anche lei è lì a tirarsi delle paranoie infinite.
Siamo davvero sempre così? semplicemente "drama Queens", vittime di una programmazione cerebrale che includeva Anna dai Capelli Rossi, Mazinga e il biscione di canale cinque ? o i cartoni erano sempre su italia uno ?
Vorrei essere capace di mettere a parole la lontananza che sento dentro a cercare d'immaginare il simbolo d'italia uno. Puzza quasi un po' di quella polvere umidiccia e stantia che si trova a volte nei solaii o nelle stanze chiuse da tanto tempo (o, se vivete in NZ, praticamente dappertutto d'inverno, a meno che non abbiate il deumidificatore come me, che m'ero comprata il Delonghi a 500 dollari e dopo un anno mi si è rotta la manopolina dell'interrutore a conferma che la roba scadente dall'europa la mandano tutta qui, insieme ai container di scarpe assurde).
Insomma. Basta. Ne ho davvero abbastanza di stare a lagnarmi. La verità è sempre la stessa: sono stanca-issima. Ho bisogno di dormire e di distrazione, di tempo per me, ma a fare cose belle, non tempo da sprecare a fare cose che devono essere fatte per sopravvivenza.
Quando poi riposo e magari anche sudo regolarmente in una qualsiasi sorta di esercizio fisico spossante (il sesso poi sarebbe preferibile, bisogna aggiungerlo!) ecco che il mondo è di nuovo pieno di fiori del frutto della passione.
Sto seriamente pensando di aggiungerlo al tatuaggio che oramai più di dieci anni fa mi separò da quelli che dicono "se potessi io farei", in quelli che dicono "volevo farlo e l'ho fatto". Un bel fiore di maracuja, petali irripetibili e colori delicati, che quando si è così belli, non serve essere anche sgargianti.
Dunque sto impazzendo. E credo mi succeda proprio perchè non pratico abbastanza meditazione e mi sento sola, perchè mi sono disconnessa dall'universo, che fino a qualche tempo fa mi faceva sentire sempre come se navigassi questa mia vita sull'onda giusta, con il vento alle spalle ed il sole in faccia. Invece sabato mattina, in cerca di qualche nuovo capo d'abbigliamento, mi sentivo solo pazza, per ritrovarmi a scendere a così tanti compromessi (NZ ha tante cose da offrire, ma non si trovano nei negozi, v'assicuro). Sola, in mezzo a tanta gente ed incapace di decidere se sì, posso comprare questo vestitino di lanetta, che poi mi sta bene ed ho un sacco di cose da combinarci.
Voglio dire ? non è mai stato un vero problema... cominciamo ora?
Ma al solito, divago.
Vorrei anche puntualizzare che il sabato precedente ero a fare yoga ad Urupukapuka, che se l'entrate in Google maps vi da un'idea di cosa sia vivere nel Bay of Islands, ma insomma, ero là, davanti al mare calmo che di tanto intanto rotolava gentile sulla spiaggia, con qualche ondina spumeggiante, baciato dal sole, io con i miei piedi per terra, o meglio sul tappettino, sull'erba e le braccia al cielo e la lezione era un po' mite, come dire, ma pur sempre bella e mi sentivo molto serena, amata anche se non sapevo da chi e poi m'immaginavo che fosse da tutta quella gente lì, che si sa, lo yoga allegerisce lo spirito non poco.
Sto impazzendo e tutto sommato non mi dispiace poi troppo. Ho ripreso l'assurda abitudine di leggere un pezzetto di castellidirabbia ogni mattina, sul cesso, prima di affrontare questo cazzo di mondo anglosassone, che pure se Kiwi ed annacquato, resta sempre un po' troppo inibito, per me almeno.
Allora grazie. Appena ho la forza rinnovo la faccia del blog ed organizzo un metodo per scrivere più cose interessanti, più di frequente, come si dovrebbe fare nei blog veri. Nel frattempo continuo a leggere e a raccontare a voi, i fattacci miei, come non posso raccontarli a nessuno. O quasi.
Meno male che ci siete, va là. Grazie anche a Barbara, che da Bologna mi lascia questi commenti esagerati, no davvero, sai? esageri, sei troppo kind e io vorrei solo poter leggere qualcosa di tuo, in cambio :)
Ultime righe, poi m'infilo a letto. Ieri sera dovevo andare ad ascoltare musica all'accademia diretta da Lilia e Matteo (vengono da Napoli e sono dei grandi musicisti, devo davvero tornare a raccontare di più, di questi due qua) invece non c'era il concerto e siam finiti a mangiare pizza e bere vino da Cesare, che di sottofondo ha sempre un sacco di roba italiana e manda avanti un ristorantino che è un clichè, e da queste parti i clichè sono un'eccezione (non esistono little Italys in NZ) e mi sono sentita molto morbida, molto molle. Bene, dovrei dire, mi sono sentita bene.
E dunque (ora finalmente concludo) io non mi stupirei mica se per la prima volta in vita mia a luglio finisce davvero che faccio una pazzia ed invece di darmi della rifugiata politica quaggiù, resto a combattere in prima fila lassù. Ecco. Ahaah. L'ho anche detto. Buonanotte.
esploso dalla testa di Fracci |
23:20
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cohort
mercoledì, 16 aprile 2008
Alcuni tipi di studio del'evoluzione umana hanno meno successo di altri. Per esempio "the longitudinal design" presenta il problema definito come "cohort effect".
Si tratta di uno studio che comprende diverse persone durante lo svolgimento della loro vita. Dunque test fatti a 3 anni, 5 anni e via avanti per il resto della vita. Uno dei problemi (tra i tanti) è appunto il fatto di avere un gruppo di persone che vivono un'esperienza in comune (tipo l'undici di settembre per i newyorkesi o la guerra in bosnia) che naturalmente compromette la generalizzazione dei risultati. Gli adolescenti bosniaci degli anni novanta non saranno mai paragonabili a quelli degli anni ottanta e via avanti, così come gl'impiegati trentenni che lavoravano vicino alle Torri nel 2001 non saranno mai paragonabili (ai fini statistici dell'evoluzione umana) agli impiegati trentenni del 2011 o del 1991.
Non so se mi spiego.
Dunque, tutto questo preambolo complicato solo per dirvi che nel riflettere su queste nozioni nuove, non mi sembrava possibile che nessun cohort potresse includermi.
Eppure. Eppure quando leggo Garnant, che vive dall'altra parte del mondo e ha un vissuto alle spalle nettamente diverso dal mio e che forse mai nemmeno incrocerà il mio cammino (a meno che tu non decida che forse dopo al Canada ti potrebbe interessare la NZ? ;) ecco, dicevo.
Quando ritrovo i miei pensieri nelle sue righe (molto meglio espressi, tra l'altro) non posso fare a meno d'identificarmi in un cohort. Entrambe vittime (o beneficiarie?) dell'infanzia italiana nei rampanti anni 80.
Si tratta di uno studio che comprende diverse persone durante lo svolgimento della loro vita. Dunque test fatti a 3 anni, 5 anni e via avanti per il resto della vita. Uno dei problemi (tra i tanti) è appunto il fatto di avere un gruppo di persone che vivono un'esperienza in comune (tipo l'undici di settembre per i newyorkesi o la guerra in bosnia) che naturalmente compromette la generalizzazione dei risultati. Gli adolescenti bosniaci degli anni novanta non saranno mai paragonabili a quelli degli anni ottanta e via avanti, così come gl'impiegati trentenni che lavoravano vicino alle Torri nel 2001 non saranno mai paragonabili (ai fini statistici dell'evoluzione umana) agli impiegati trentenni del 2011 o del 1991.
Non so se mi spiego.
Dunque, tutto questo preambolo complicato solo per dirvi che nel riflettere su queste nozioni nuove, non mi sembrava possibile che nessun cohort potresse includermi.
Eppure. Eppure quando leggo Garnant, che vive dall'altra parte del mondo e ha un vissuto alle spalle nettamente diverso dal mio e che forse mai nemmeno incrocerà il mio cammino (a meno che tu non decida che forse dopo al Canada ti potrebbe interessare la NZ? ;) ecco, dicevo.
Quando ritrovo i miei pensieri nelle sue righe (molto meglio espressi, tra l'altro) non posso fare a meno d'identificarmi in un cohort. Entrambe vittime (o beneficiarie?) dell'infanzia italiana nei rampanti anni 80.
esploso dalla testa di Fracci |
23:54
| commenti (1)
mercoledì, 16 aprile 2008
Leggo Mammagolosa e mi vergogno del mio persistente assenteismo, Lei con mille cose da fare riesce sempre a lasciare poesie, ricette, fotografie, annedoti dei suoi bimbi spettacolari, insomma riesce a farsi sentire vicina, anche dall'altra parte del mondo.
Vi leggo di sfuggita, ma vi leggo, per non impazzire...
Avrei dovuto raccontarvi delle vacanze di Vanuatu,
commentare sulle lettere ricevute in quanto Italiana all'estero (e magari aggiungiamo due voti alla brodaglia, che a Prodi l'altra volta ha fatto la differenza!)
spiegarvi come mai trascorro tutte le mie ore libere a leggere la quarta edizione di "development through the lifespan"
(e no, non c'entra la cicogna)!
parlare di scritti e poesia e canzoni, d'italiani all'estero e cene strane - allagamenti e piogge torrenziali
Raccontarvi di Living Nature e di come mi ritrovo a fare di nuovo il passaggio d'impiegata a tempo pieno...
Eccetera eccetera, invece eccomi di nuovo a lasciare riassuntini, alle undici meno venti di sera, in mezzo ad un'altra settimana assurdamente incasinata
...
insomma, il solito. M'impegnerò a migliorare :)
Vi leggo di sfuggita, ma vi leggo, per non impazzire...
Avrei dovuto raccontarvi delle vacanze di Vanuatu,
commentare sulle lettere ricevute in quanto Italiana all'estero (e magari aggiungiamo due voti alla brodaglia, che a Prodi l'altra volta ha fatto la differenza!)
spiegarvi come mai trascorro tutte le mie ore libere a leggere la quarta edizione di "development through the lifespan"
(e no, non c'entra la cicogna)!
parlare di scritti e poesia e canzoni, d'italiani all'estero e cene strane - allagamenti e piogge torrenziali
Raccontarvi di Living Nature e di come mi ritrovo a fare di nuovo il passaggio d'impiegata a tempo pieno...
Eccetera eccetera, invece eccomi di nuovo a lasciare riassuntini, alle undici meno venti di sera, in mezzo ad un'altra settimana assurdamente incasinata
...
insomma, il solito. M'impegnerò a migliorare :)
esploso dalla testa di Fracci |
22:50
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martedì, 18 marzo 2008
come cavolo è che sono le 11e29 se erano, due minuti soli fa, le 10e29 ??? delle vacanze ed altre cose, dunque, tornerò a raccontarvi domani, altrimenti finisce che faccio come il Moroso e vengo a letto con le ore piccole... vorrei, ma non posso... come dire, non ci ho il fisico.
congedi
martedì, 18 marzo 2008
Febbraio è il mio mese. Compio gli anni in Febbraio, con il sole che scivolava da un segno all'altro (cusp in inglese, ma come si dirà in italiano non lo scoprirò facilmente, me lo sento), è un mese corto, vola via, da noi (e non solo) c'è il carnevale, i dolci da favola e l'ultimo sospiro gelido prima del risveglio primaverile. Non si può non amare Febbraio. Qui poi è il mese caldo, è come Agosto, è vacanza, estate, mare...
Verso la metà di Febbraio ricorre l'anniversario della mia amica Celia. E già non siam più leggeri d'animo, già si vela di tristezza, anche il sorriso più ostinato. Se la scomparsa di Celia mi ha insegnato qualcosa sulla vita è che davvero non si può definire "fair". Dire "life is not fair" in inglese non è esattamente come dire che la vita è ingiusta in italiano. Le differenze stanno nelle sfumature, non si tratta di giustizia (assoluta o divina) ma di fatalità, di quel che semplicemente "capita". E no, non ce lo scegliamo noi, perchè siamo bravi, belli e buoni. Capita e basta.
Poi, l'altra cosa che ho imparato con la scomparsa di quest'amica preziosa, dalle fossette profonde nel suo sorriso luminoso, è che io, con la morte, davvero non ho un rapporto maturo.
Alla scomparsa di mio padre mi sono arresa solo dopo tanti anni. E non nascondo che ancora mi fa incazzare (e mi arrabbio davvero) il fatto di non poter più, ma proprio mai più avere la possibilità di vederlo, ancora, almeno per una volta sola. Davvero, non in sogno, davvero vederlo.
Alla scomparsa di altri amici, ho reagito poi sempre, più o meno così. Come se non fosse vero. Davvero. E anche se adesso è da tanto che non vengo a casa, il ricordo del vedere un posto vuoto, una casa cambiata, perchè improvvisamente svuotata della vita, ecco, non me lo dimentico cosa si prova, non mi dimentico che mi fa incazzare da morire di non poterci fare proprio niente.
La settimana scorsa se n'è andata Anna. Una mamma cara, i cui momenti di vita porterò anche io nel cuore, nonostante non fosse la mia di mamma. Anna che il 4 marzo compiva 68 anni e io non ho chiamato, non ho saputo trovare l'attimo per farle arrivare qualcosa in più dei miei pensieri. Ma così è la vita.
E vorrei essere a casa, vorrei poter essere vicina, presente. Ma invece sono qui. Unfair.
Al rientro dalla vacanza c'erano dei messaggi in segreteria, lasciati: "così lo trovi a darti il benvenuto quando torni" pieni dell'amore della mia famiglia, delle mie amiche preziose. E mia mamma, che è una ricattatrice spettacolare, tra le varie dolcezze ha pure aggiunto: troppi compleanni che passiamo lontane.
Ecco. A chi è vicino io raccomanderei la presenza d'animo di farsi sentire vicino, per davvero.
Che la vita, spesso, è unfair.
Verso la metà di Febbraio ricorre l'anniversario della mia amica Celia. E già non siam più leggeri d'animo, già si vela di tristezza, anche il sorriso più ostinato. Se la scomparsa di Celia mi ha insegnato qualcosa sulla vita è che davvero non si può definire "fair". Dire "life is not fair" in inglese non è esattamente come dire che la vita è ingiusta in italiano. Le differenze stanno nelle sfumature, non si tratta di giustizia (assoluta o divina) ma di fatalità, di quel che semplicemente "capita". E no, non ce lo scegliamo noi, perchè siamo bravi, belli e buoni. Capita e basta.
Poi, l'altra cosa che ho imparato con la scomparsa di quest'amica preziosa, dalle fossette profonde nel suo sorriso luminoso, è che io, con la morte, davvero non ho un rapporto maturo.
Alla scomparsa di mio padre mi sono arresa solo dopo tanti anni. E non nascondo che ancora mi fa incazzare (e mi arrabbio davvero) il fatto di non poter più, ma proprio mai più avere la possibilità di vederlo, ancora, almeno per una volta sola. Davvero, non in sogno, davvero vederlo.
Alla scomparsa di altri amici, ho reagito poi sempre, più o meno così. Come se non fosse vero. Davvero. E anche se adesso è da tanto che non vengo a casa, il ricordo del vedere un posto vuoto, una casa cambiata, perchè improvvisamente svuotata della vita, ecco, non me lo dimentico cosa si prova, non mi dimentico che mi fa incazzare da morire di non poterci fare proprio niente.
La settimana scorsa se n'è andata Anna. Una mamma cara, i cui momenti di vita porterò anche io nel cuore, nonostante non fosse la mia di mamma. Anna che il 4 marzo compiva 68 anni e io non ho chiamato, non ho saputo trovare l'attimo per farle arrivare qualcosa in più dei miei pensieri. Ma così è la vita.
E vorrei essere a casa, vorrei poter essere vicina, presente. Ma invece sono qui. Unfair.
Al rientro dalla vacanza c'erano dei messaggi in segreteria, lasciati: "così lo trovi a darti il benvenuto quando torni" pieni dell'amore della mia famiglia, delle mie amiche preziose. E mia mamma, che è una ricattatrice spettacolare, tra le varie dolcezze ha pure aggiunto: troppi compleanni che passiamo lontane.
Ecco. A chi è vicino io raccomanderei la presenza d'animo di farsi sentire vicino, per davvero.
Che la vita, spesso, è unfair.
esploso dalla testa di Fracci |
21:29
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martedì, 18 marzo 2008
Alle mie siorette di Curves dico sempre: quando la vita prende il sopravvento, non pensare alla palestra come alle tre volte obbligatorie in cui devi sudare abbondantemente per un briciolo di risultato. Vieni anche solo una volta durante tutta una settimana, è meglio di niente; vieni e magari suda poco, ma vieni. Entra, ritrovami e raccontami perchè non ce la fai a venire in palestra. Il pensiero di una volta piuttosto che tre è plausibile e la tua mente lo spazio per una volta lo trova e le possibilità che tu riesca ad infilarci anche una seconda volta, crescono smisuratamente grazie all'adrenalina benefattrice di quell'unica volta.
Prédico ma non pratico, perchè io, con la mia ventina di paginette scritte durante le vacanze, e con gli eventi da rimarcare e le cose da raccontare, non sono mica venuta almeno a buttar giù una riga, nooooo. Sono rimasta latente.
Assente dall'unica cosa che mi fa sentire italiana, viva, sincera.
Allora, pian piano e con pazienza, riprendo il filo.
Prédico ma non pratico, perchè io, con la mia ventina di paginette scritte durante le vacanze, e con gli eventi da rimarcare e le cose da raccontare, non sono mica venuta almeno a buttar giù una riga, nooooo. Sono rimasta latente.
Assente dall'unica cosa che mi fa sentire italiana, viva, sincera.
Allora, pian piano e con pazienza, riprendo il filo.
tanto amore a tutti
giovedì, 14 febbraio 2008
Noi ce ne andiamo in vacanza, proprio davvero, del tipo che domani sera dormiamo ad Auckland e sabato mattina voliamo a Vanuatu. Sperando che non ci spazzi via un ciclone, confesso qui la mia gioia irrefrenabile per la partenza agognata e tanto aspettata. Tanta gioia che anche se davvero dovesse pioverci sulla testa per tutto il tempo, bè poco male, me ne starei a pigrire e sarebbe lo stesso una bella vacanza. Ciccio resta a casa e con lui Pericoloso, per cui ben poco computing, ma ci portiam via carta e penna, comunque sempre insostituibili.Festeggeremo il mio anniversaire là, sott'acqua naturalmente e a noi tanto basta per sentirci davvero ricchi ed innamorati ;o)
esploso dalla testa di Fracci |
22:08
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Frutto della passione
domenica, 10 febbraio 2008
Dal nostro giardino o meglio ancora dalla pianta che abbellisce il nostro "deck", la terrazza in legno che abbraccia la casa, ecco che finalmente maturano i maracuja, bellissimi e buonissimi e ci regalano un vero morso di paradiso tropicale.


(non che questa pioggia ed afa che ci hanno svegliati stamattina lasciassero dubbi) ma insomma il sole splende di nuovo alto e a voi che aspettate la primavera, ecco, vi lancio un pezzetto di caldo, d'estate nostra... sia mai che v'ispiri di venirci a trovare ;)
esploso dalla testa di Fracci |
11:25
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Io vado a nuotare da qui
martedì, 05 febbraio 2008
esploso dalla testa di Fracci |
12:56
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martedì, 05 febbraio 2008
I pensieri a lunga distanza funzionano - non oso dire telepatia, ma devo ammettere che capita di pensare a chi ti stia pensando... date le intensità e predisposizioni adeguate.
esploso dalla testa di Fracci |
12:53
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quella piccola parolina
domenica, 03 febbraio 2008
Poche lettere che non possono nemmeno pretendere di racchiudere quella gratitudine che vorremo poter esprimere. Non avendone altre e non essendo io davvero capace e creativa come mi piace immaginarmi, eccomi qua che mi devo accontentare di dire semplicemente: grazie.
Grazie Barbara, per quel commento così bello, così immeritato che mi ha commossa.
Quando si vive all'estero succede che si spenda un sacco di tempo a dover provare sè stessi ad altri. A diverse nazionalità in particolar modo, ti ritrovi anche a dover spesso spiegare te stesso (e qui potrei andare avanti per dei gran paragrafi, ma vi risparmio), sempre troppe volte.
Per cui quando ti s'infiltra nel quotidiano (tipo alle dieci ed un quarto di sera, mentre ti guardi il primo episodio della nuova serie di Grey's Anatomy) leggero ed insospettato tanto quanto inaspettato, quando ti arriva un complimento così bello, così ben scritto...
Bè, chiudi la tua bocca aperta e con grande umiltà, semplicemente ringrazi.
Grazie Barbara, per quel commento così bello, così immeritato che mi ha commossa.
Quando si vive all'estero succede che si spenda un sacco di tempo a dover provare sè stessi ad altri. A diverse nazionalità in particolar modo, ti ritrovi anche a dover spesso spiegare te stesso (e qui potrei andare avanti per dei gran paragrafi, ma vi risparmio), sempre troppe volte.
Per cui quando ti s'infiltra nel quotidiano (tipo alle dieci ed un quarto di sera, mentre ti guardi il primo episodio della nuova serie di Grey's Anatomy) leggero ed insospettato tanto quanto inaspettato, quando ti arriva un complimento così bello, così ben scritto...
Bè, chiudi la tua bocca aperta e con grande umiltà, semplicemente ringrazi.
della Cina ed altre cose
sabato, 02 febbraio 2008
Qui ci vuole una precisazione, che altrimenti passo davvero per la solita italiana che disdegna il mondo solo perchè non italico.
La verità giace nella solita scusante: scrivo sempre poco ed in fretta - infatti se voi avete un modo per trasmettere i post partoriti dal cervello mentre guido, lavo, stiro, faccio la spesa e via dicendo, ecco, fatemi sapere, và.
Dunque, scrivendo sempre in fretta trascuro montagne di dettagli fondamentali ed ultimamente mi sono resa conto di farlo anche mentre parlo con le persone. Pazienza passerà anche questa, o forse peggiorerà al punto in cui non avrà più davvero importanza (e il mondo m'ignorerà come si fa con chi vaneggia).
Oddio. Vabbè, volevo dire: l'amica straordinaria deve seriamente contemplare di trasferirsi in Cina. Con i suoi bimbi. Ecco, ascoltando i suoi racconti e paragonando il suo mese esplorativo con la mia quotidianità, son arrivata a pensare "NO, no, io proprio no".
E non è mica vero, poi, devo ammettere. Ci andrei in vacanza in Cina, come no. Infatti, aggiungo pure che mi farei curare più volentieri in un ospedale di medicina cinese tradizionale che in uno degli ospedali locali. Ma questa è un'altra storia che vi racconterò, prima o dopo.
Vivere nelle periferie rurali di popolazioni lontane dalla propria cultura, ha generalmente una principale conseguenza: isola. E non solo fisicamente.
È dura, credo questo sia il mio messaggio e dopo le mie esperienze, oggi che mi sento davvero cittadina del mondo, a chi non l'ha mai provata, questo tipo di solitudine io la sconsiglio.
Non ho le parole per potervi descrivere veramente cosa significhi. La mente è una forza meravigliosa, annebbia un sacco di cose per aiutarti a sopravvivere. A trovare una dimensione accettabile. Per non impazzire, in sostanza.
Ci sono dei momenti in cui tutt'ora mi coglie impreparata una sensazione di nostalgia, magari dovuta ad un profumo, ad un'immagine o ad un semplice ricordo. E mi prende questa voglia irrefrenabile di un bombolone alla crema, di un panino fresco, della mortadella, del profumo di mia madre, dell'abbraccio di mio fratello, del caffè della mia amica, dei sorrisi dei bimbi delle mie amiche, di una pinta come solo a Dublin, del che cavolo altro, meglio fermarsi qui.
è indescrivibile la nostalgia che fisicamente ti stringe il cuore, ti riempie lo stomaco con un'ondata di liquido nero e pesante, piombo assurdo che sale perentorio e soffoca la gola e ti toglie il respiro, per trenta secondi, non di più, tanto quanto serve alla mente per azionare i comandi di salvataggio, ma tanto quanto basta a renderti conto che no, non puoi adesso o domani o tra un po' avere quella cosa lì, che ti manca tanto così.
Ecco perchè dico, io in Cina non ci andrei. Però devo anche aggiungere che tre o quattro anni fa, sedevo nel salotto di una coppia d'amici tedeschi e lui parlava al Moroso dei punti necessari ad ottenere il permesso di soggiorno in New Zealand e io non ascoltavo. Perchè, tra me e me, m'ero detta: "che me frega, io in NZ non ci andrò mai".
Sì, non so se mi spiego. Ahhhhh! la vita è così, buffa buffa buffissima, ti porta e se ti lasci portare capisci anche perchè qui piuttosto che là. E vabbè, divago ancora.
Dunque - bisogna riportare anche l'esplosione incontenibile di un'estate bollente (finalmente!) che ci ha davvero coccolati nelle ultime settimane e ci ha permesso di scendere la scaletta del piccolo molo qui di fronte ogni sera e dunque nuotare nella baia, nell'acqua calda della sera, argentea e bellissima, con i riflessi di tramonti meravigliosi.
Non so immaginare una terapia migliore per scrollarsi di dosso la giornata, tediosa o buona che sia, tutto si perde tra le stelle marine ed i gamberetti ed i pesciolini e le bracciate per arrivare alla barca del nostro amico G. che -come tanti altri da queste parti- ne ha fatto la sua casa. Io a nuotare faccio un po' pena, il Moroso invece fila proprio, ma vabbè, non ha importanza, non c'è né fretta né pericolo, c'è solo la pace di questa baia stupenda.
L'ho scritto sul mio "mood message" di skype: il segreto è di vivere vicino al mare ed è vero, da quando siamo qua la mia vita si è alleggerita in un modo inspiegabile. Corro ancora in giro, lavorando troppo, eppure son più leggera, più felice. Mi sento molto più sicura di quel che può davvero succedere nella mia vita, se dicido d'impegnarmi in tale direzione.
A rieccomi a fare la criptica ed introdurre discorsi infiniti. Torneremo.
L'ultimo aggiornamento riguarda l'aspetto fisico delle mie parole - long long overdue, la nuova faccia di Jitterbug è in fase di gestazione... chissà che prima di Vanuatu... Ah! ne parliamo in un altro post.
La verità giace nella solita scusante: scrivo sempre poco ed in fretta - infatti se voi avete un modo per trasmettere i post partoriti dal cervello mentre guido, lavo, stiro, faccio la spesa e via dicendo, ecco, fatemi sapere, và.
Dunque, scrivendo sempre in fretta trascuro montagne di dettagli fondamentali ed ultimamente mi sono resa conto di farlo anche mentre parlo con le persone. Pazienza passerà anche questa, o forse peggiorerà al punto in cui non avrà più davvero importanza (e il mondo m'ignorerà come si fa con chi vaneggia).
Oddio. Vabbè, volevo dire: l'amica straordinaria deve seriamente contemplare di trasferirsi in Cina. Con i suoi bimbi. Ecco, ascoltando i suoi racconti e paragonando il suo mese esplorativo con la mia quotidianità, son arrivata a pensare "NO, no, io proprio no".
E non è mica vero, poi, devo ammettere. Ci andrei in vacanza in Cina, come no. Infatti, aggiungo pure che mi farei curare più volentieri in un ospedale di medicina cinese tradizionale che in uno degli ospedali locali. Ma questa è un'altra storia che vi racconterò, prima o dopo.
Vivere nelle periferie rurali di popolazioni lontane dalla propria cultura, ha generalmente una principale conseguenza: isola. E non solo fisicamente.
È dura, credo questo sia il mio messaggio e dopo le mie esperienze, oggi che mi sento davvero cittadina del mondo, a chi non l'ha mai provata, questo tipo di solitudine io la sconsiglio.
Non ho le parole per potervi descrivere veramente cosa significhi. La mente è una forza meravigliosa, annebbia un sacco di cose per aiutarti a sopravvivere. A trovare una dimensione accettabile. Per non impazzire, in sostanza.
Ci sono dei momenti in cui tutt'ora mi coglie impreparata una sensazione di nostalgia, magari dovuta ad un profumo, ad un'immagine o ad un semplice ricordo. E mi prende questa voglia irrefrenabile di un bombolone alla crema, di un panino fresco, della mortadella, del profumo di mia madre, dell'abbraccio di mio fratello, del caffè della mia amica, dei sorrisi dei bimbi delle mie amiche, di una pinta come solo a Dublin, del che cavolo altro, meglio fermarsi qui.
è indescrivibile la nostalgia che fisicamente ti stringe il cuore, ti riempie lo stomaco con un'ondata di liquido nero e pesante, piombo assurdo che sale perentorio e soffoca la gola e ti toglie il respiro, per trenta secondi, non di più, tanto quanto serve alla mente per azionare i comandi di salvataggio, ma tanto quanto basta a renderti conto che no, non puoi adesso o domani o tra un po' avere quella cosa lì, che ti manca tanto così.
Ecco perchè dico, io in Cina non ci andrei. Però devo anche aggiungere che tre o quattro anni fa, sedevo nel salotto di una coppia d'amici tedeschi e lui parlava al Moroso dei punti necessari ad ottenere il permesso di soggiorno in New Zealand e io non ascoltavo. Perchè, tra me e me, m'ero detta: "che me frega, io in NZ non ci andrò mai".
Sì, non so se mi spiego. Ahhhhh! la vita è così, buffa buffa buffissima, ti porta e se ti lasci portare capisci anche perchè qui piuttosto che là. E vabbè, divago ancora.
Dunque - bisogna riportare anche l'esplosione incontenibile di un'estate bollente (finalmente!) che ci ha davvero coccolati nelle ultime settimane e ci ha permesso di scendere la scaletta del piccolo molo qui di fronte ogni sera e dunque nuotare nella baia, nell'acqua calda della sera, argentea e bellissima, con i riflessi di tramonti meravigliosi.
Non so immaginare una terapia migliore per scrollarsi di dosso la giornata, tediosa o buona che sia, tutto si perde tra le stelle marine ed i gamberetti ed i pesciolini e le bracciate per arrivare alla barca del nostro amico G. che -come tanti altri da queste parti- ne ha fatto la sua casa. Io a nuotare faccio un po' pena, il Moroso invece fila proprio, ma vabbè, non ha importanza, non c'è né fretta né pericolo, c'è solo la pace di questa baia stupenda.
L'ho scritto sul mio "mood message" di skype: il segreto è di vivere vicino al mare ed è vero, da quando siamo qua la mia vita si è alleggerita in un modo inspiegabile. Corro ancora in giro, lavorando troppo, eppure son più leggera, più felice. Mi sento molto più sicura di quel che può davvero succedere nella mia vita, se dicido d'impegnarmi in tale direzione.
A rieccomi a fare la criptica ed introdurre discorsi infiniti. Torneremo.
L'ultimo aggiornamento riguarda l'aspetto fisico delle mie parole - long long overdue, la nuova faccia di Jitterbug è in fase di gestazione... chissà che prima di Vanuatu... Ah! ne parliamo in un altro post.
esploso dalla testa di Fracci |
12:57
| commenti (2)
lunedì, 21 gennaio 2008
Un'esempio eccezionale di una donna capace davvero di raccontarti quel che ha visto - senza nemmeno cominciare a commentare sulla forza di spirito incredibile che la anima nelle sue scelte.
Io, che un paio di posti li ho visti e vissuti, non andrei in Cina nemmeno in vacanza, specialmente dopo aver vissuto ad Auckland. Ma si sa, io non scelgo mai, mi faccio portare, dalla vita (non ho il coraggio di scegliere, questa la verità).
Invece lei va, despite everything. E sono super orgogliosa di dire che è una delle mie amiche più care.
Io, che un paio di posti li ho visti e vissuti, non andrei in Cina nemmeno in vacanza, specialmente dopo aver vissuto ad Auckland. Ma si sa, io non scelgo mai, mi faccio portare, dalla vita (non ho il coraggio di scegliere, questa la verità).
Invece lei va, despite everything. E sono super orgogliosa di dire che è una delle mie amiche più care.
esploso dalla testa di Fracci |
20:14
| commenti (3)
lunedì, 21 gennaio 2008
Io di questi qui mi sto pian piano innamorando !
fiori d'arancio
lunedì, 21 gennaio 2008
Non i miei, si sa, il Moroso non vuole sposarmi (ancora, dice sempre lui) per cui no, non mi sposo io, anche perchè la verità sta sempre nel mezzo e se volessi davvero, probabilmente mi sarei anche già sposata.
Si sposa un'amica carissima, l'amica di anni e di avventure e di tante tante cose condivise crescendo.
Si sposa, coronando un sogno a lungo atteso e devo ammettere, questa cosa mi commuove infinitamente.
E pensate un po'... per un vento favorevole del destino, capita che si sposi proprio quando io sarò in Italia. Che bella coincidenza, che sorpresa inaspettata per me e anche per lei.
Auguri, dunque! di tutto cuore.
Si sposa un'amica carissima, l'amica di anni e di avventure e di tante tante cose condivise crescendo.
Si sposa, coronando un sogno a lungo atteso e devo ammettere, questa cosa mi commuove infinitamente.
E pensate un po'... per un vento favorevole del destino, capita che si sposi proprio quando io sarò in Italia. Che bella coincidenza, che sorpresa inaspettata per me e anche per lei.
Auguri, dunque! di tutto cuore.
esploso dalla testa di Fracci |
19:39
| commenti (2)
Pioggia d'Estate
lunedì, 21 gennaio 2008
Non sapendo mai cosa inventarmi per i messaggini che dovrebbero identificarmi nel wide world web, cerco di definire l'attimo, il momento che sto vivendo.
Era cominciato così questo post, senza grandi pretese, solo con la voglia di riempire una mezz'ora davanti al mare, aspettando il Moroso che veleggiava nel finire di un venerdì sera burrascoso. Felice, l'ho visto rientrare, anche se bagnato fino all'osso... ma gioioso, leggero. Come i marinai veri altro che storie!, erano tutti felici d'aver concluso una bella regata, a dispetto del tempo inclemente.
Riprendo le righe abbandonate per l'intrusione d'un fumatore, che s'era sentito in dovere di tenermi compagnia; fuori davanti al mare con Ciccio, dovevo sembrare sperduta, chissà. E naturalmente non mi ricordo nemmeno più di cosa diavolo volevo parlare, di cosa avevo definito con l'attimo che stavo vivendo... ah già! È il messaggio su Skype che mi aveva ispirato, il mio affermare che basta andare a vivere di fronte al mare e la vita, quasi d'improvviso, si riempie di poesia, Eppure.
L'anno nuovo è iniziato come se quello vecchio non fosse mai finito, forse per mancanza di un adeguato rituale o forse perchè questo punto della mia vita sembra semplicemente essersi bloccato sul lavoro, tanto lavoro e tanta incapacità da parte mia di semplicemente (ed effettivamente) dire "no". No, grazie. No, purtroppo non posso. No, mi spiace. No.
Invece mi allungo peggio di Elastic Girl, mi allungo ed allungo in tutte le direzioni e poi mi ritrovo seduta nell'unico caffè di Kerikeri dove ci sono i divani, mezz'ora prima di cominciare a lavorare in palestra (terzo pomeriggio della settimana), stanca, stanca anche di ascoltare le varie storie che i miei clienti mi propongono per cercare di farmi rimanere.
Ho un annuncio sul quotidiano locale per rimpiazzare uno dei miei lavori e mi rendo conto solo parlando con le potenziali candidate (perchè sono sempre le donne a fare la contabilità/amministrazione dei piccoli lavori?) di quanto offro a questi personaggi e di quanto poco mi faccio pagare.
Oh well, così va la vita e nello spirito che m'ha convinta a rimanere a vivere in NZ ormai due anni e mezzo fa, vado con la vita.
In questo 2008 che avanza già spedito per la sua strada, voglio infilare le vacanze ed il corso universitario (per il quale ho ricevuto tutto, materiale, informazioni, proprio tutto, eccetto la conferma d'accettazione!) da troppo sospirati e voglio venire a casa, in Europa a casa, e voglio anche riuscire a comprar casa. All'asilo, la mia maestra diceva: voglio e vorrei sono andati sui Pirenei. All'epoca manco mi domandavo dove o cosa fossero i Pirenei, oggi li metterei nella lista dei posti da vedere...
Come ti cambia, la vita! ... a lasciarglielo fare.
Era cominciato così questo post, senza grandi pretese, solo con la voglia di riempire una mezz'ora davanti al mare, aspettando il Moroso che veleggiava nel finire di un venerdì sera burrascoso. Felice, l'ho visto rientrare, anche se bagnato fino all'osso... ma gioioso, leggero. Come i marinai veri altro che storie!, erano tutti felici d'aver concluso una bella regata, a dispetto del tempo inclemente.
Riprendo le righe abbandonate per l'intrusione d'un fumatore, che s'era sentito in dovere di tenermi compagnia; fuori davanti al mare con Ciccio, dovevo sembrare sperduta, chissà. E naturalmente non mi ricordo nemmeno più di cosa diavolo volevo parlare, di cosa avevo definito con l'attimo che stavo vivendo... ah già! È il messaggio su Skype che mi aveva ispirato, il mio affermare che basta andare a vivere di fronte al mare e la vita, quasi d'improvviso, si riempie di poesia, Eppure.
L'anno nuovo è iniziato come se quello vecchio non fosse mai finito, forse per mancanza di un adeguato rituale o forse perchè questo punto della mia vita sembra semplicemente essersi bloccato sul lavoro, tanto lavoro e tanta incapacità da parte mia di semplicemente (ed effettivamente) dire "no". No, grazie. No, purtroppo non posso. No, mi spiace. No.
Invece mi allungo peggio di Elastic Girl, mi allungo ed allungo in tutte le direzioni e poi mi ritrovo seduta nell'unico caffè di Kerikeri dove ci sono i divani, mezz'ora prima di cominciare a lavorare in palestra (terzo pomeriggio della settimana), stanca, stanca anche di ascoltare le varie storie che i miei clienti mi propongono per cercare di farmi rimanere.
Ho un annuncio sul quotidiano locale per rimpiazzare uno dei miei lavori e mi rendo conto solo parlando con le potenziali candidate (perchè sono sempre le donne a fare la contabilità/amministrazione dei piccoli lavori?) di quanto offro a questi personaggi e di quanto poco mi faccio pagare.
Oh well, così va la vita e nello spirito che m'ha convinta a rimanere a vivere in NZ ormai due anni e mezzo fa, vado con la vita.
In questo 2008 che avanza già spedito per la sua strada, voglio infilare le vacanze ed il corso universitario (per il quale ho ricevuto tutto, materiale, informazioni, proprio tutto, eccetto la conferma d'accettazione!) da troppo sospirati e voglio venire a casa, in Europa a casa, e voglio anche riuscire a comprar casa. All'asilo, la mia maestra diceva: voglio e vorrei sono andati sui Pirenei. All'epoca manco mi domandavo dove o cosa fossero i Pirenei, oggi li metterei nella lista dei posti da vedere...
Come ti cambia, la vita! ... a lasciarglielo fare.
lo voglio
mercoledì, 16 gennaio 2008
Il Moroso dice sempre che bisogna aspettare la seconda versione, che così tutti i bug vengono scoperti e i problemi portati a galla e poi risolti, i prodotti migliorati eccetera.
Ma io (potendo) non aspetterei manco un secondo.
Senza nulla togliere a Ciccio il Secondo, che bianco bellissimo e operante "Leopard" è più sexi che mai, devo dire che ad avere un paio di mila dollari da spendere, me lo comprerei.
Famiglia mia virtuale ed insostituibile, unitevi nella mia richiesta all'universo di mettere presto sulla mia strada questo bel Ciccio Light, per il pubblico conosciuto (ancora) solo come MacBook Air.
Ma io (potendo) non aspetterei manco un secondo.
Senza nulla togliere a Ciccio il Secondo, che bianco bellissimo e operante "Leopard" è più sexi che mai, devo dire che ad avere un paio di mila dollari da spendere, me lo comprerei.
Famiglia mia virtuale ed insostituibile, unitevi nella mia richiesta all'universo di mettere presto sulla mia strada questo bel Ciccio Light, per il pubblico conosciuto (ancora) solo come MacBook Air.
buoni propositi
mercoledì, 02 gennaio 2008
Non bisognerebbe mai infilare pezzetti di notizie quando non si è dovutamente provvisti di dettagli accurati o meglio ancora del link al giornale, ma tant'è che io ho solo un pezzetto della notizia e dunque qui riporto. Tanto i saggi tra voi, i giornali virtuali e non, li leggono ugualmente.
Fu Hitler a tenere nascosta questa notizia, perchè le cose andavano già troppo male nel suo Reich traballante e l'opinione pubblica non avrebbe tollerato questo avvenimento, si sarebbe destabilizzata ulteriormente la sua capacità di controllare le masse. Parlo del disastro che vide morire i 9000 passeggeri di una nave crocera grande quanto il Titanic, con 10000 persone a bordo, dunque morti quasi tutti e nessuno seppe nulla, per anni. Mi pare solcasse le acque nordiche, ma ripeto, non ho il link, per cui rimando i dettagli per il momento.
Il punto del mio riportare questa notizia qui, sul mio piccolo podio sconosciuto e trascurato è che voglio fare un augurio speciale. A tutti coloro che passano di qua, auguro un anno di meditazione ed acuta capacità di pensiero. Le possedete già queste doti, ma io vi auguro ancora di più, vi auguro tanta coscienza, awareness come si dice in inglese, che significa essere svegli, capaci di percepire ed elaborare quel che succede intorno alla tua persona nel momento in cui le cose, appunto succedono.
Il clima politico che il mondo attraversa oggi giorno è lo stesso di cinquant'anni fa. Governi che nascondo o pretendono di nascondere mostruosità agli occhi della gente. La differenza fondamentale è che le cose non ci metto più cinquant'anni per venire a galla. No. Dieci anni al massimo e le prove corrotte o nascoste o annacquate emergono e chi c'era e non è riuscito a farsi ascoltare, finalmente parla ad un pubblico nuovo e diventa all'improvviso plausibile che i grandi disastri del nostro baby millennio siano eventi manipolati, programmati, messi in piedi da coloro che ci "proteggono". guerre, attentati e via avanti.
Le leggete anche voi le cose, lo so che arrivano anche là attraverso i canali d'informazione alternativa. Lo so, perchè siamo tutti toccati dalla tecnologia, ci piaccia o meno. Ed internet è lo strumento d'informazione più potente ed incontrollabile della nostra storia.
Dunque, auguri a voi ed auguri a me. Che questa nostra umanità ottusa e pigra sia sempre più puntigliata di persone speciali.
Gente che invece di credere ciecamente alle balle che ci propinano i vari politici (e non solo, chi si arricchisce alle spalle degli altri, a volte ha solo i soldi per comprare il potere), si domanda come cosa e perchè e dove e quando. Persone con la voglia di sapere, che non se ne stanno zitte facendo finta di niente o peggio ancora a lamentarsi dell'immondizia che ci soffoca e non raccolgono manco la casuale lattina trovata sul sentiero in una camminata ai giardini.
Che crescano e si riproducano coloro che non hanno bisogno di un Dio a giustificare la loro esistenza o peggio ancora una religione a dettargli le scelte morali da prendere nella vita. Che si riproducano, scrivo, perchè troppa della popolazione ignorante ed incapace di scelte coerenti, sforna costantemente marmocchi che crescono ignoranti e si sa, queste sono le masse preferite dai governi, la masse facilmente dominabili.
Ecco, ora la smetto, che l'umore era comunque alto, in questa mattina illuminata dal sole dell'estate, splendente su Kerikeri (io non devo lavorare e mi aspetta la spiaggia!) per cui auguri, auguri gioiosi e sorridenti, che mantengano viva la speranza ed incoraggino anche i cinici come me a voler fare bambini e a mettere gli altri prima di me stessa.
Fu Hitler a tenere nascosta questa notizia, perchè le cose andavano già troppo male nel suo Reich traballante e l'opinione pubblica non avrebbe tollerato questo avvenimento, si sarebbe destabilizzata ulteriormente la sua capacità di controllare le masse. Parlo del disastro che vide morire i 9000 passeggeri di una nave crocera grande quanto il Titanic, con 10000 persone a bordo, dunque morti quasi tutti e nessuno seppe nulla, per anni. Mi pare solcasse le acque nordiche, ma ripeto, non ho il link, per cui rimando i dettagli per il momento.
Il punto del mio riportare questa notizia qui, sul mio piccolo podio sconosciuto e trascurato è che voglio fare un augurio speciale. A tutti coloro che passano di qua, auguro un anno di meditazione ed acuta capacità di pensiero. Le possedete già queste doti, ma io vi auguro ancora di più, vi auguro tanta coscienza, awareness come si dice in inglese, che significa essere svegli, capaci di percepire ed elaborare quel che succede intorno alla tua persona nel momento in cui le cose, appunto succedono.
Il clima politico che il mondo attraversa oggi giorno è lo stesso di cinquant'anni fa. Governi che nascondo o pretendono di nascondere mostruosità agli occhi della gente. La differenza fondamentale è che le cose non ci metto più cinquant'anni per venire a galla. No. Dieci anni al massimo e le prove corrotte o nascoste o annacquate emergono e chi c'era e non è riuscito a farsi ascoltare, finalmente parla ad un pubblico nuovo e diventa all'improvviso plausibile che i grandi disastri del nostro baby millennio siano eventi manipolati, programmati, messi in piedi da coloro che ci "proteggono". guerre, attentati e via avanti.
Le leggete anche voi le cose, lo so che arrivano anche là attraverso i canali d'informazione alternativa. Lo so, perchè siamo tutti toccati dalla tecnologia, ci piaccia o meno. Ed internet è lo strumento d'informazione più potente ed incontrollabile della nostra storia.
Dunque, auguri a voi ed auguri a me. Che questa nostra umanità ottusa e pigra sia sempre più puntigliata di persone speciali.
Gente che invece di credere ciecamente alle balle che ci propinano i vari politici (e non solo, chi si arricchisce alle spalle degli altri, a volte ha solo i soldi per comprare il potere), si domanda come cosa e perchè e dove e quando. Persone con la voglia di sapere, che non se ne stanno zitte facendo finta di niente o peggio ancora a lamentarsi dell'immondizia che ci soffoca e non raccolgono manco la casuale lattina trovata sul sentiero in una camminata ai giardini.
Che crescano e si riproducano coloro che non hanno bisogno di un Dio a giustificare la loro esistenza o peggio ancora una religione a dettargli le scelte morali da prendere nella vita. Che si riproducano, scrivo, perchè troppa della popolazione ignorante ed incapace di scelte coerenti, sforna costantemente marmocchi che crescono ignoranti e si sa, queste sono le masse preferite dai governi, la masse facilmente dominabili.
Ecco, ora la smetto, che l'umore era comunque alto, in questa mattina illuminata dal sole dell'estate, splendente su Kerikeri (io non devo lavorare e mi aspetta la spiaggia!) per cui auguri, auguri gioiosi e sorridenti, che mantengano viva la speranza ed incoraggino anche i cinici come me a voler fare bambini e a mettere gli altri prima di me stessa.
esploso dalla testa di Fracci |
09:57
| commenti (4)
venerdì, 07 dicembre 2007
Bisogna anche lasciare qualche nota di colorata allegria, altrimenti qui vi dimenticate del mio luminoso sorriso.
Dunque la settimana scorsa abbiamo fatto il barbecue con i vicini. Mi pare d'avere accenato che i nostri vicini sono personaggi particolari, tutti con dei trascorsi significativi. Artisti musicisti e via avanti.
Quel che non traspare dai giardini curati e dalle stravaganze varie e l'unicità di persone umili e sincere.
Così, durante i giorni successivi alla serata di gran successo, mi son ritrova un via vai di gente che con gratitudine e curiosità, si è sentita in dovere di ringraziarci per aver aperto la porta di casa con tanto entusiasmo. Ho trovato fiori, muffins e giovedì sera anche cozze e scallops (come cavolo si chiamano in italiano, perchè non mi ricordo mai??) davanti alla porta e per me queste sono quel genere di cose che ti fanno sentire "a casa". I vicini sono considerati tali anche se non hanno una casa, ma vivono nella baia qui di fronte, sulle loro barche. Il vantaggio di tali vicini è che non solo pescano pesci (mercoledì sera ho mangiato snapper fresco) ma ti portano anche le cozze e non se ne vanno fino a che non sono sicuri che sai cosa fare, per pulirle e cucinarle.
Il Moroso è in trasferta sistematica; parte al lunedì e torna al venerdì - trascorrendo la settimana a Wellington e così è da quando ci siamo trasferiti qui, in riva al mare. Eppure... tutto si può dire tranne che io mi senta sola.
La presenza così "silenziosa" di questi vicini che indubbiamente ci sono, ma così discreti e carini è forse una delle cose più belle che mi sia capitata qui in NZ. L'altra sera mi sono arrampicata sulla collinetta qui dietro per andare a ringraziare Barbra per i fiori e in due minuti mi sono ritrovata in un posto davvero magico.
More to follow, perchè mi si chiudono gli occhi :)
Dunque la settimana scorsa abbiamo fatto il barbecue con i vicini. Mi pare d'avere accenato che i nostri vicini sono personaggi particolari, tutti con dei trascorsi significativi. Artisti musicisti e via avanti.
Quel che non traspare dai giardini curati e dalle stravaganze varie e l'unicità di persone umili e sincere.
Così, durante i giorni successivi alla serata di gran successo, mi son ritrova un via vai di gente che con gratitudine e curiosità, si è sentita in dovere di ringraziarci per aver aperto la porta di casa con tanto entusiasmo. Ho trovato fiori, muffins e giovedì sera anche cozze e scallops (come cavolo si chiamano in italiano, perchè non mi ricordo mai??) davanti alla porta e per me queste sono quel genere di cose che ti fanno sentire "a casa". I vicini sono considerati tali anche se non hanno una casa, ma vivono nella baia qui di fronte, sulle loro barche. Il vantaggio di tali vicini è che non solo pescano pesci (mercoledì sera ho mangiato snapper fresco) ma ti portano anche le cozze e non se ne vanno fino a che non sono sicuri che sai cosa fare, per pulirle e cucinarle.
Il Moroso è in trasferta sistematica; parte al lunedì e torna al venerdì - trascorrendo la settimana a Wellington e così è da quando ci siamo trasferiti qui, in riva al mare. Eppure... tutto si può dire tranne che io mi senta sola.
La presenza così "silenziosa" di questi vicini che indubbiamente ci sono, ma così discreti e carini è forse una delle cose più belle che mi sia capitata qui in NZ. L'altra sera mi sono arrampicata sulla collinetta qui dietro per andare a ringraziare Barbra per i fiori e in due minuti mi sono ritrovata in un posto davvero magico.
More to follow, perchè mi si chiudono gli occhi :)
esploso dalla testa di Fracci |
22:11
| commenti (3)
parole preziose
venerdì, 07 dicembre 2007
Una cara amica mi ha girato queste parole preziose, da La Stampa.
Voglio lasciarle qui, più per me che per voi, che forse più spesso di me, incrociate cose vere espresse così bene. Come dirlo in altro modo? si sente davvero la vita nelle parole di questa mamma, un po' normale, un po' (non me ne voglia) banale, magari - citando cose che ho letto fin troppe volte. Eppure.
Una parola già scritta, letta al momento giusto, fa tutta la differenza. E poi mi è piaciuta tanto la risposta. Mi metto spesso in tasca anche io delle parole, rubate da tanti posti (la radio, i miei amatissimi blog, i giornali) e le annuso di tanto in tanto, per bisogno, per sopravvivere. Perchè tutti abbiamo bisogno di ricordarci delle cose fondamentali, tutti abbiamo bisogno d'ispirazione.
Ed infine la metafora del film, senza citare necessariamente la religione, che aiuta alcuni, ma non risponde necessariamente alle domande di tutti. È bello così, quando in questo casino di società balorda, ci si riesce per un attimo a dare una mano, a sfiorare il cuore, con un abbraccio, con delle parole.
Ecco.
Come si sopravvive a un dolore che atterra
RENATA 1956
Mia figlia Elena è volata in cielo da più di due anni, dopo averne compiuti 18 senza rendersene conto, nel reparto di rianimazione che l’ha accolta nei suoi ultimi giorni. Si era ammalata di linfoma, dopo una pesante chemioterapia sembrava avercela fatta, ma la battaglia è ricominciata, Elena ha affrontato il trapianto di midollo donatole dalla sorella maggiore. Per una beffa atroce del destino il trapianto sembrava riuscito ma Elena è stata stroncata dalle cure che necessariamente lo avevano dovuto precedere.
Ho cinquantuno anni, una marito che sono sempre felice di riabbracciare la sera, due figlie amatissime e affettuose, insegno in un istituto tecnico e cerco comunque di guardare in faccia i miei alunni spesso indisponenti e svogliati ma sempre affascinanti, abbiamo alcuni cari amici molto diversi tra loro, come è bene per non rischiare di scivolare nella mera osservanza di convenzioni sociali. E poi ho questo enorme dolore che cerco quotidianamente di trasformare in amore. Solo da rapporti umani sinceri, profondi, curati come piante delicate trovo conforto e a volte perfino qualche sprazzo di gioia.
Elena è stata meravigliosa, ha affrontato tutto con forza e dignità grandi, ha dimostrato di amare la vita incondizionatamente e di amare, quindi, le persone che le erano accanto, pur essendo spesso rigida e intransigente come solo gli adolescenti sanno essere. Nei lunghi mesi della malattia fra noi due si è amplificato un legame già profondo e palpitante che mi permette, ora che non la vedo e non la ... sgrido più, di sentirla comunque presente e vivissima.
Pochi mesi prima di lasciarci, quando l’ultima fase della battaglia infuriava già, ha trascritto sul suo diario questa bella frase che credo ricavata dalla canzone di un musicista indiano: "Yesterday is history, tomorrow is a mistery and today? Today is a gift, that’s why we call it THE PRESENT." ("Ieri è storia, domani un mistero e oggi? Oggi è un dono, perciò lo chiamiamo presente", ndr). Sono profondamente credente, cerco di non chiedermi il perché di tutto questo (in fondo non ci chiediamo mai perché tante cose ci vanno assolutamente bene, non ti pare?) e provo ad accettare il cammino che è stato preparato per me. Ogni mattina cerco di accogliere il giorno come un dono e mi aspetto sempre che qualcosa di buono accada. «Tutto è già scritto, eppure niente si può leggere», scrive Baricco in Castelli di rabbia, frase magica che Elena, accanita lettrice come me, aveva sottolineato. Non possiamo leggere ma dobbiamo vivere, con fiducia, amore, entusiasmo, forza e ironia.
Risposta
Mi sono messo in tasca le tue parole, Renata, per tirarle fuori ogni tanto e annusarle un po’. C’è la vita lì dentro, spolpata di ogni luogo comune. La vita autentica, con le sue prove imperscrutabili e la sua energia d’amore, imperscrutabile anch’essa.
Come si sopravvive a un dolore che atterra? Soltanto così. Senza perdere la speranza che la vita, questa vita, abbia un senso. E non è vero che per crederci occorra essere dei guru, come mi sono sentito dire di recente da una persona che nel male individua la prova dell'inesistenza di un piano superiore. Chiunque abbia avuto un incontro diretto con l’incomprensibile, di solito attraverso la perdita precoce di una persona cara, è costretto a porsi determinate domande, che poi si riducono sempre alla stessa: perché? Nessun ragionamento logico riesce a dare una spiegazione. Bisogna aprire il cuore e restare in ascolto: la risposta arriva, ma non passa mai dal cervello. A un certo punto te la senti scorrere nelle vene come il sangue. Difficile imprigionarla in un concetto, in una frase. Le verità più profonde, ed è ciò che la mentalità scientifica si rifiuta di accettare, si comunicano solo attraverso il linguaggio impalpabile delle suggestioni intuitive.
Provo a catturarne la scia in un’immagine: siamo come attori di un film e recitiamo singole scene senza conoscere il peso che le nostre battute avranno sull’economia complessiva della trama. Il film è uno, come il regista. Gli attori una moltitudine, ma a ciascuno di essi è stata assegnata una parte unica. Alla fine di ogni giornata di riprese, i più bravi hanno la possibilità di sedersi in poltrona e vedere tutto il film, rifinito e montato. Invece agli altri toccherà tornare sul set, a girare le scene venute male, quelle in cui hanno deluso le attese di un regista che ai suoi attori chiede sempre la stessa cosa: di esplorare ed estendere i loro limiti, tirando fuori il coraggio, inteso come superamento cosciente della paura. Paura di non essere capaci, di non essere capiti, di non essere amati.
Alla coraggiosa Elena, evidentemente, mancavano solo poche scene per completare l’opera, per questo se l’è cavata tanto in fretta. Ma se le avrà girate nel modo giusto, ora è lì che si riposa e gusta il film, riuscendo finalmente a comprenderlo. Noi siamo più indietro col copione: continuiamo a muoverci sul set senza capirci un tubo, circondati da persone che ci ripetono che il film non esiste, nel caso migliore è una burla e nel peggiore uno schifo. Eppure sappiamo che lo dicono solo per paura. Il film esiste. Ce lo sentiamo nelle ossa che esiste. E tanto ci basta per andare avanti.
Ha ragione Baricco: niente si può leggere. Ma tutto si può ancora scrivere. Anche ciò che sembra già scritto. Perché, come diceva la tua Elena, il futuro è un mistero, ma il presente «is a gift», è un dono. Da non buttare via.
MASSIMO GRAMELLINI
Voglio lasciarle qui, più per me che per voi, che forse più spesso di me, incrociate cose vere espresse così bene. Come dirlo in altro modo? si sente davvero la vita nelle parole di questa mamma, un po' normale, un po' (non me ne voglia) banale, magari - citando cose che ho letto fin troppe volte. Eppure.
Una parola già scritta, letta al momento giusto, fa tutta la differenza. E poi mi è piaciuta tanto la risposta. Mi metto spesso in tasca anche io delle parole, rubate da tanti posti (la radio, i miei amatissimi blog, i giornali) e le annuso di tanto in tanto, per bisogno, per sopravvivere. Perchè tutti abbiamo bisogno di ricordarci delle cose fondamentali, tutti abbiamo bisogno d'ispirazione.
Ed infine la metafora del film, senza citare necessariamente la religione, che aiuta alcuni, ma non risponde necessariamente alle domande di tutti. È bello così, quando in questo casino di società balorda, ci si riesce per un attimo a dare una mano, a sfiorare il cuore, con un abbraccio, con delle parole.
Ecco.
Come si sopravvive a un dolore che atterra
RENATA 1956
Mia figlia Elena è volata in cielo da più di due anni, dopo averne compiuti 18 senza rendersene conto, nel reparto di rianimazione che l’ha accolta nei suoi ultimi giorni. Si era ammalata di linfoma, dopo una pesante chemioterapia sembrava avercela fatta, ma la battaglia è ricominciata, Elena ha affrontato il trapianto di midollo donatole dalla sorella maggiore. Per una beffa atroce del destino il trapianto sembrava riuscito ma Elena è stata stroncata dalle cure che necessariamente lo avevano dovuto precedere.
Ho cinquantuno anni, una marito che sono sempre felice di riabbracciare la sera, due figlie amatissime e affettuose, insegno in un istituto tecnico e cerco comunque di guardare in faccia i miei alunni spesso indisponenti e svogliati ma sempre affascinanti, abbiamo alcuni cari amici molto diversi tra loro, come è bene per non rischiare di scivolare nella mera osservanza di convenzioni sociali. E poi ho questo enorme dolore che cerco quotidianamente di trasformare in amore. Solo da rapporti umani sinceri, profondi, curati come piante delicate trovo conforto e a volte perfino qualche sprazzo di gioia.
Elena è stata meravigliosa, ha affrontato tutto con forza e dignità grandi, ha dimostrato di amare la vita incondizionatamente e di amare, quindi, le persone che le erano accanto, pur essendo spesso rigida e intransigente come solo gli adolescenti sanno essere. Nei lunghi mesi della malattia fra noi due si è amplificato un legame già profondo e palpitante che mi permette, ora che non la vedo e non la ... sgrido più, di sentirla comunque presente e vivissima.
Pochi mesi prima di lasciarci, quando l’ultima fase della battaglia infuriava già, ha trascritto sul suo diario questa bella frase che credo ricavata dalla canzone di un musicista indiano: "Yesterday is history, tomorrow is a mistery and today? Today is a gift, that’s why we call it THE PRESENT." ("Ieri è storia, domani un mistero e oggi? Oggi è un dono, perciò lo chiamiamo presente", ndr). Sono profondamente credente, cerco di non chiedermi il perché di tutto questo (in fondo non ci chiediamo mai perché tante cose ci vanno assolutamente bene, non ti pare?) e provo ad accettare il cammino che è stato preparato per me. Ogni mattina cerco di accogliere il giorno come un dono e mi aspetto sempre che qualcosa di buono accada. «Tutto è già scritto, eppure niente si può leggere», scrive Baricco in Castelli di rabbia, frase magica che Elena, accanita lettrice come me, aveva sottolineato. Non possiamo leggere ma dobbiamo vivere, con fiducia, amore, entusiasmo, forza e ironia.
Risposta
Mi sono messo in tasca le tue parole, Renata, per tirarle fuori ogni tanto e annusarle un po’. C’è la vita lì dentro, spolpata di ogni luogo comune. La vita autentica, con le sue prove imperscrutabili e la sua energia d’amore, imperscrutabile anch’essa.
Come si sopravvive a un dolore che atterra? Soltanto così. Senza perdere la speranza che la vita, questa vita, abbia un senso. E non è vero che per crederci occorra essere dei guru, come mi sono sentito dire di recente da una persona che nel male individua la prova dell'inesistenza di un piano superiore. Chiunque abbia avuto un incontro diretto con l’incomprensibile, di solito attraverso la perdita precoce di una persona cara, è costretto a porsi determinate domande, che poi si riducono sempre alla stessa: perché? Nessun ragionamento logico riesce a dare una spiegazione. Bisogna aprire il cuore e restare in ascolto: la risposta arriva, ma non passa mai dal cervello. A un certo punto te la senti scorrere nelle vene come il sangue. Difficile imprigionarla in un concetto, in una frase. Le verità più profonde, ed è ciò che la mentalità scientifica si rifiuta di accettare, si comunicano solo attraverso il linguaggio impalpabile delle suggestioni intuitive.
Provo a catturarne la scia in un’immagine: siamo come attori di un film e recitiamo singole scene senza conoscere il peso che le nostre battute avranno sull’economia complessiva della trama. Il film è uno, come il regista. Gli attori una moltitudine, ma a ciascuno di essi è stata assegnata una parte unica. Alla fine di ogni giornata di riprese, i più bravi hanno la possibilità di sedersi in poltrona e vedere tutto il film, rifinito e montato. Invece agli altri toccherà tornare sul set, a girare le scene venute male, quelle in cui hanno deluso le attese di un regista che ai suoi attori chiede sempre la stessa cosa: di esplorare ed estendere i loro limiti, tirando fuori il coraggio, inteso come superamento cosciente della paura. Paura di non essere capaci, di non essere capiti, di non essere amati.
Alla coraggiosa Elena, evidentemente, mancavano solo poche scene per completare l’opera, per questo se l’è cavata tanto in fretta. Ma se le avrà girate nel modo giusto, ora è lì che si riposa e gusta il film, riuscendo finalmente a comprenderlo. Noi siamo più indietro col copione: continuiamo a muoverci sul set senza capirci un tubo, circondati da persone che ci ripetono che il film non esiste, nel caso migliore è una burla e nel peggiore uno schifo. Eppure sappiamo che lo dicono solo per paura. Il film esiste. Ce lo sentiamo nelle ossa che esiste. E tanto ci basta per andare avanti.
Ha ragione Baricco: niente si può leggere. Ma tutto si può ancora scrivere. Anche ciò che sembra già scritto. Perché, come diceva la tua Elena, il futuro è un mistero, ma il presente «is a gift», è un dono. Da non buttare via.
MASSIMO GRAMELLINI
mercoledì, 28 novembre 2007
Poco che dire o leggo o scrivo - dunque stasera ho letto un po' e siccome la tristezza sembra aver saldamente afferrato il mio cuore, scrivo.
Non è tristezza lagnosa, noooo magari, con quella basta il cioccolato (e qui ci vorrebbe la foto della tavoletta di bochox che mi ha regalato il Moroso) no no, è tristezza stanca, di quella che forse domattina sarà infiltrata un po' più a fondo, più lontano dalla mente, più vicino all'ignorabile subconscio.
Stamattina guidavo ascoltando the national radio e un'infermiera rientrata da un anno in NZ dopo aver vissuto overseas (come dicono qui, tutto è overseas qui) per un bel po' alla domanda del giornalista "e come ti trovi, ti sei pentita d'essere rientrata ?" lei diretta, franca e allegra risponde no, assolutamente no, è felicissima di essere tornata a casa.
Ora, io lo so che rompo sempre le palle con questa stupida nostalgia o pretesa tale e che davvero non ho motivi buoni per lamentarmi, che la mia vita scorre su binari d'oro e che ho raggiunto talmente tante delle cose che mi sono prefissa ecc ecc
Eppure, alle parole della signora mi sono venuti i lacrimoni. Una sensazione strana nella pancia e una liquidità nel cuore, come quando fai la psicolabile e ti sciogli a qualche canzone smielosa. Cosa che, devo sottolineare, a me non succede. Per regola di sopravvivenza, infatti, io non mi soffermo mai a sospirare su pensieri/persone o ricordi che possano crearmi sbilanciamenti emozionali.
Eppure io lo sapevo quello che intendeva, la signora. Non si tratta del posto in sè. Ma dell'insieme delle circostanze che ti fanno sentire al posto tuo. E potrei fare un elenco di dettagli e dilungarmi eccetera. Invece la mollo qui e vado a sognarci sopra.
I sogni sembrano davvero essere l'ancora di salvezza di tanti cuori avventurieri.
Non è tristezza lagnosa, noooo magari, con quella basta il cioccolato (e qui ci vorrebbe la foto della tavoletta di bochox che mi ha regalato il Moroso) no no, è tristezza stanca, di quella che forse domattina sarà infiltrata un po' più a fondo, più lontano dalla mente, più vicino all'ignorabile subconscio.
Stamattina guidavo ascoltando the national radio e un'infermiera rientrata da un anno in NZ dopo aver vissuto overseas (come dicono qui, tutto è overseas qui) per un bel po' alla domanda del giornalista "e come ti trovi, ti sei pentita d'essere rientrata ?" lei diretta, franca e allegra risponde no, assolutamente no, è felicissima di essere tornata a casa.
Ora, io lo so che rompo sempre le palle con questa stupida nostalgia o pretesa tale e che davvero non ho motivi buoni per lamentarmi, che la mia vita scorre su binari d'oro e che ho raggiunto talmente tante delle cose che mi sono prefissa ecc ecc
Eppure, alle parole della signora mi sono venuti i lacrimoni. Una sensazione strana nella pancia e una liquidità nel cuore, come quando fai la psicolabile e ti sciogli a qualche canzone smielosa. Cosa che, devo sottolineare, a me non succede. Per regola di sopravvivenza, infatti, io non mi soffermo mai a sospirare su pensieri/persone o ricordi che possano crearmi sbilanciamenti emozionali.
Eppure io lo sapevo quello che intendeva, la signora. Non si tratta del posto in sè. Ma dell'insieme delle circostanze che ti fanno sentire al posto tuo. E potrei fare un elenco di dettagli e dilungarmi eccetera. Invece la mollo qui e vado a sognarci sopra.
I sogni sembrano davvero essere l'ancora di salvezza di tanti cuori avventurieri.
esploso dalla testa di Fracci |
20:35
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