Ode
# Gioia mia indiscutibile.
L'altra sera, finito l'ennesimo libro che mi abbebbia la mente prima di crollare nei miei pisolini notturni, ho acchiappato di nuovo Col Cavolo, della Littizzetto (benedetta Luciana !! ).
Non si può essere tristi o pensose, leggendo una o due Sue pagine prima di dormire - ci si può giusto scompisciare. Ho trovato un passaggio che è un'ode a Te e dunque, fedele e amorevole riporto ogni lettera, che condivido pienamente:
Da: "quando gli uomini dicono che vanno a giocare a calcetto" - Col Cavolo.
"In più ha preso una nuova segretaria che si chiama Cristina" e bé? "le Cristine sessualmente sono molto disinvolte. E poi non c'è Cristina al mondo che non sia una bella donna. E che non abbia le stesse proprietà dell'erba magica: capacità di provocare negli uomini stati alterati di coscienza, vertigine e furia animalesca."
Vedi a lambiccarci il cervello? non serve mica, bastava chiederlo alla Littizzetto e Lei ti spiegava la tua vita/destino/ profezia in una battua ;) #
Poi la mia mail prosegue con quotidiane amenità, ma la citazione della grande Luciana dovevo portarla qua, che è un sacco che voglio renderle omaggio e non lo faccio mai per le solite balle.
Da "Il Pirlificio", sempre Col Cavolo:
"Per non parlare dei fatidici cestini di Natale. Chi ti vuole bene davvero non ti regala un cestino. Il cestino te lo regala chi ti vuole vedere morto. Perché è un arma letale. Tanto vale mettere una pistola dentro un paniere. Se io ti regalo un cotechino da mezzo metro, una putrella di torrone, un barattolo di crema di peperoni, un vaso di mostarda e uno di pepe di caienna, lo so che per bene che ti vada ti vengono delle emorroidi che non ti siedi più fino alla Befana. Lo faccio apposta. Altro che buona fine e buon principio."
Dunque, cara Luciana, grazie. Che se sono sana di mente con due ore di sonno per notte è anche grazie a te
coi capelli corti
La mancanza di sonno continuato può anche essere creativa in fondo, invece di frustrarmi per le cose che non riesco a fare, mi concentro sul voleggiare della mia mente ballerina e parcheggio tutto in un mondo di sogni e desideri.
Dunque. Nuotiamo. Qui c'è "Little Dippers", che prende i bimbi a lezione da quando hanno tre mesi - Fiamma ci va col papà, perchè le canzoncine ed i rituali sono tutti in inglese e mi sembra giusto che a cantargliele sia appunto il Moroso. Che buffo chiamarlo così. Eppure. Eppure noi non siamo cambiati, eppure noi continuiamo al solito, eppure a dispetto degli stravolgimenti che un bimbo porta in ogni vita che tocca, resta sempre, dentro a sè una parte d'anima immutata. Il gran Sè. Anche le mamme ci riapprodano, eventualmente.
Il grande porto consolatore di sè stessi. Si cambia a molti livelli, ma ad ascoltare in silenzio, con un po' d'attenzione, ecco che ci si ritrova.
M'è capitato per caso, aspettando la pizza da portare a casa, cucinata dall'amico Cesare (se capitate a Kerikeri, The Italians è l'esperienza per capire l'espatriato in un istante), con Fiamma in braccio e i Pitura Freska di sottofondo - ma chi se li ricordava? e il sole di fine gloriosa giornata, ecco: una leggerezza d'animo di quei momenti spensierati. Tipo dopo una notte a ballare, o in vacanza dopo cena o alla fine della giornata in spiaggia o dopo una bella camminata. Isomma, quando si è liberi nella testa, leggeri nei pensieri.
Una coppia beveva l'aperitivo, i raggi del sole illuminavano il ristorante ancora calmo, la musica ci riportava indietro di annoni e Fiamma (con i suoi nuovi capelli tagliati di fresco) sorrideva, facendo delle gran puzzone.
Niente come un bimbo che scorreggia per tenerti ancorata alla realtà. Ed io mi son sentita così, leggera, felice - lontana da problemi e preoccupazioni quotidiane, piena di anticipazione per l'arrivo della Nonna e della Zia e dell'allegria che immancabilmente gli ospiti si portano appresso.
Ci sarà casino e staremo stretti, ma allo stesso tempo vedremo di nuovo questo posto bellissimo attraverso gli occhi di chi non ci vive, che è molto rinfrescante - abbiamo anche l'Amica della Zia, che secondo me dovrebbe proprio provare a restarci qui... ma ognuno ha la sua avventura da vivere, si sa.
Una triste notizia è che mi è morto un altro computer. Mi sembra quasi una barzelletta, se non fosse per l'immane seccatura ed il sincero dispiacere di non avere più il mio bianco Ciccio the Second. Non vorrei dire, ma la sfiga con i MacBook mi accompagna. Questo è il secondo che fulmino - senza contare i pezzi riparati lungo la via. E stavolta non si rimpiazza prontamente - eh eh, da genitori veri si hanno altre priorità poco da dire - e ci si sacrifica nello spartire. Mi vien in mente che avrei potuto legare i post di fallimento tecnologico sotto un unico tag e sarebbe valsa la pena, se non altro per cronologia e collezione delle varie problematiche.
Ok - vado a fare il pane, che la giornata continua a piè sospinto :)
Sei Mesi
Incredibile come davvero voli il tempo e come si possa diventare un "cliché" così, dall'oggi al domani!
Innamorata persa di mia figlia, mi ritrovo cambiata come non avrei pensato di poter più cambiare e alla ricerca di nuovi equilibri, nuove danze che mi aiutino a spiccare altri voli.
Royal de Luxe Nantes 2009
Ecco, stamattina l'Europa mi sembra lontanissima, mi prende quella strana fitta - desiderio misto a nostalgia, per il non poter essere parte di grandi eventi, di festeggiamenti degni degli eventi che si celebrano.
La caduta del muro, omg!, è un enorme cambiamento avvenuto nel corso della mia vita, non solo letto sui libri di storia. E si festeggia il 20esimo anniversario. Incredibile e incredibilmente mi ritrovo a dire "mi sembra ieri..."!
A Berlino, in questi giorni e mi godo le foto di mia cognata :) e la prospettiva dei miei bellissimi nipotini.
io ho sempre e solo tanto sonno - in ufficio, in macchina, al supermercato, bevendo il caffè.
penso spesso ad un'ora e mezza di massaggio ad olio caldo su tutto il corpo. magari dopo un bagno lunghissimo o una corsa ed una sauna e alla fine una dormita. lunga, saporita ed ininterrotta.
ma insomma! la casa nuova piano piano si fa nostra.
Fiamma cresce ogni giorno più simpatica e buffa.
ed io sogno di sognare :) I guess: ad ognuno il suo
comunitÃ
Oltre ai parent groups, che essenzialmente sono incoraggiati già nelle classi antenatali, ci sono tante altre iniziative più o meno legate, sostenute o create dalla chiesa o altri associazioni locali. Le mamme (o i papà) si ritrovano in posti generalmente riservati alla comunità (atri, chiese ecc.) e lo spazio è organizzato in modo che siano benvenuti piccoli di ogni età. Per chi è solo a casa con i bimbi tutta la giornata, ogni giorno della settimana, questi luoghi si trasformano in vere e proprie oasi di sanità mentale. Il confronto e sostegno degli altri genitori, la tranquillità di poter lasciare i bimbi liberi a giocare nelle attrezzatture a disposizione (perchè tutti, ma proprio tutti gli adulti tengono un occhio sui bimbi), di poter allattare o cambiare un pannolino come se fossi a casa tua e intanto chiaccherare con un altro adulto, magari bevendo una tazza di caffè anche prima che diventi ghiacciata... ecco, sono davvero cose impagabili. E qui esistono dappertutto, ed in vari formati, non richiedono obbligo di presenza o partecipazione e costano una piccola donazione a seconda delle proprie possibilità.
Stamattina per esempio, io e Fiamma abbiamo trascorso mezz'oretta a "Mainly Music", nella chiesetta anglicana di St James, che credo sia la prima chiesa ufficiale di Kerikeri. Si trova su di una collinetta di fronte allo Stone Store, casomai passaste di qua e voleste darle un'occhiata.
Abbiamo osservato un bel gruppetto di bimbi interagire con un signore anziano, che sulla base musicale di canzoncine popolari, riusciva a farli cantare tutti assieme, nonchè ballare, saltare e via dicendo. È una cosa semplice, gestita da volontari, che dura poco più di una mezz'ora. Ma è aperta a tutti, costa solo due dollari (per pagare il caffè offerto alla fine) e i bimbi si divertono un sacco. E anche le mamme possono partecipare attivamente, oppure starsene tranquillamente sedute a guardare.
Domani mattina invece, andremo per la seconda volta al Play Centre. Il mercoledì mattina, dalle nove alle undici, c'è la sessione per i bimbi piccini. Questa è l'istituzione neo zelandese per eccellenza. Qui si vede dove un paese si è effettivamente sviluppato attorno alle esigenze della sua gente. Gli emigrati infatti, non hanno tipicamente la famiglia vicina. Di conseguenza hanno bisogno di supporto nell'allevare i figli, anche prima dell'asilo. Le mamme da queste parti tendono ancora ad essere casalinghe o a lavorare part-time, anche perchè le famiglie tendono ad essere piuttosto numerose. Tre, quattro bimbi per casa sono abbastanza normali e poterli portare a giocare in un luogo sicuro ed attrezzato per ogni età, sotto l'occhio vigile di altri genitori anche solo per qualche ora alla settimana è certamente un bel vantaggio. Il play centre non è gratuito, ma costa molto poco ed essendo gestito da genitori (o genitrici, più spesso) include un sacco di lavoro volontario, aperto a tutti. Ripaga con un supporto che non si limita alle due ore di tempo da trascorrere lì, ma include tutti i vantaggi di una rete di persone che si appoggiano a vicenda in ogni situazione di vita che la famiglia attraversa nei suoi primi anni di crescita.
Fiamma è certamente ancora troppo piccola per godersi adeguatamente tutti i vantaggi di questi ritrovi, ma adora senz'ombra di dubbio, trascorrere tempo in mezzo alla gente e particolarmente in posti popolati da piccole personcine dalle voci squillanti.
Io non rientro esattamente nella descrizione delle genitrici che tipicamente popolano questi posti. Non ho trascorso la maggioranza della mia vita a sognare di diventare mamma e non vivo per espandere la mia famiglia all'ennesima potenza. Eppure, umilmente, zittisco i pensieri che mi porterebbero lontano da questi ritrovi. E sedendo Fiamma sul mio braccio, ascolto grata le chiacchere di qualche altra mamma, che per venire a conoscere la mia storia mi ha anche preparato un caffè. Che non ha bisogno di sapere chi pulisce casa mia o di che marca è il mio passeggino, ma che senza battere ciglio, mi prende di mano un pannolino sporco per buttarlo, mentre mi racconta com'è arrivata qui anche lei e altre piccole, grandi chiacchere. E non è poco. Infatti, nella giornata tipica di una neo-mamma, tanto basta a ritrovare il sorriso.
ma ho sonno - non di quello bello che ti fa gli occhi di sabbia e la testa pesante. No. di quello brutto, che ti fa vedere doppio e scrivere cose insensate e rispondere male a chi divide con te il divano.
allora vado a dormire e speriamo che anche domani splenda il sole e che riesca ad illuminarmi fin dentro al cuore.
È tutto un casino.
E rieccomi dunque a constatare d'aver perso il mio equilibrio interiore.
E chissenefrega direte voi. Voi chi, poi, non lo so nemmeno io. Riempio pagine virtuali da tanto tempo ormai, ma al di là della mia curiosità personale, davvero non ho nulla da dire a nessuno.
E m'intristisco per questa cosa - l'essere di poco interesse, l'esser scivolata via dalla lista dei blog amici di amici, del ritrovarmi a rantolare (?) le stesse cose ogni giorno, nelle medesime situazioni, con le stesse persone.
L'istinto vittimistico mi spinge ad accusare le circostanze. La vita kerikeriana, le solite balle della quotidianità e via dicendo. Per esempio, riverso tutto il rancore del mio disordine interiore su piccolezze ed errori commessi da chi incrocia il mio cammino.
Stiamo cercando un'altra casa - impresa prevedibilmente difficile, nonostante sia agosto (qui le case si vendono prevalentemente d'estate) e gli effetti della recessione sul mercato immobiliare abbiano ridimensionato i prezzi delle proprietà in vendita, costringendo parecchia gente ad affittare piuttosto che vendere sottoprezzo. Abbiamo deciso di parlare anche con le tre agenzie che ora si occupano anche di affitti e dedicato loro tempo ed attenzione, riempito il modulino e spiegato bene la situazione più volte.
Stamattina, guidando verso l'appuntamento genitoriale che merita un post a sè, ecco che riceviamo una telefonata da una degli agenti. Il fatto che ci proponesse una casa che abbiamo già visto e scartato non è grave tanto quanto il fatto che volesse affittarcela per un prezzo superiore a quello quotato dai padroni di casa. Non si tratta di una svista, ma bensì d'incompetenza. Ci ha richiesto i numeri di telefono e vari dettagli di ciò che cerchiamo e via avanti così per poi richiamare ed offrire un'altra casa che non c'entra nulla con quel che cerchiamo noi.
Per mezz'ora ho inveito contro il menefreghismo e l'atteggiamento così comune a chi lavora da queste parti. Se ne fottono. Vedono poco più in là del loro naso e sono dunque capaci solo di risolvere i loro interessi personali. Non dico che la gente si debba davvero spezzare in quattro, ma un po' di professionalismo non darebbe il mal di schiena a nessuno. Ironia delle ironie, la tipa lavora per un'agenzia che si chiama Professionals. Vabbè.
Non è colpa sua; sono io. son io che ce l'ho con il mondo. In Italia sono esplosa perchè troppe cose non funzionano, a Berlino ho trascorso il tempo a rendermi conto del fatto che tutto funziona fin troppo bene ed in Irlanda infine, a domandarmi come ho fatto a viverci per quasi cinque anni.
Devo andare a dormire. E devo anche cambiare piattaforma per il blog. E devo rispondere ad almeno duecento mail. Trovare una culla nuova, una cassettiera larga e bassa ed una casa con tre camere. Riabituarmi all'ufficio, all'accento kiwi e al fatto che i sogni sono solo sogni e come i pensieri, non sono fatti.
Jet lag
Dura però, quando anche la bimba in questione sta soffrendo per la differenza tra giorno e notte. Che globe-trotter! ha viaggiato benissimo e tantissimo e ad una settimana dal rientro in patria (sua) è come se fosse cresciuta tantissimo.
L'otto agosto dell'anno scorso, una gentile infermiera del Medical Centre di Kerikeri mi confermava quel che sospettavo da giorni. Da lì i mesi ad aspettare Nocciolo e poi a Pasqua l'avventura prende questa svolta decisiva, arriva Fiamma.
La mia vita è talmente diversa che non val la pena nemmeno cercarne un senso in linea con quella che ero.
Venerdì scorso son pure rientrata al lavoro - debbo, uno o due giorni alla settimana. Ci vogliono se voglio cambiar casa e oramai lo voglio proprio. Il bisogno di spazio e tutto il resto, son diventati imperativi.
Mi scuso con tutti coloro che avrei voluto incontrare in Italia e che non sono nemmeno riuscita a chiamare - siete tutti nei miei pensieri, ma il tempo è volato e quel che fa la differenza è che il tempo in Italia non era il mio. Era della nonna e della nipotina. Non si può diversamente.
Vorrei, mai come ora, davvero trovare il modo di poter diventare una rondine a tutti gli effetti. "Swallows" è infatti il termine con cui a Kerikeri si definiscono quelle famiglie che tornano solo a primavera e passano l'inverno nell'estate d'altri mari. Volere è potere, si diceva una volta.
Berlino
In Elmsholm Platz c'è un posto dove oltre al gelato non male, fanno la panna fresca, come quella che si vende da noi. Invece il gelato buono buono, dove la cioccolata sa di cacao scuro frullato, lo trovate in Kleine Augststrasse, una lateralina di Auguststrasse, all'altezza della Ballhaus, un palazzo vecchio con tutti i segni della guerra sulla facciata, ma anche con il giardino semplice e curato, dove al giovedì sera suonano gipsy jazz e l'ingresso è gratuito. Ci si può sedere fuori o dentro ed il ristorante è buono ed economico.
In Mitte, tra il resto dei negozi nuovi ed alla moda che attirano shoppers da tutto il mondo, c'è il negozio di Muji e un enorme Cos, la versione up-market di H&M.
Invece dall'altro lato di Elmsholm Platz c'è Tausche Berlin, un'idea alternativa alla borsa a tracolla, che naturalmente mi ha attirata irresistibilmente e mi vede ora padrona di una bella Schutzbefohlene.
Eppoi potrei continuare, ma mi rendo conto che la nostra vacanza qui è stata a misura di bambino e di conseguenza niente lunghi giri in bici come l'anno scorso, ma tanti momenti belli di gioia condivisa dai due cuginetti.
Primo Luglio Duemilanove
Chi l'avrebbe mai detto?
Un anno fa eravamo qui nel mezzo del nostro tour europeo, ignari degli stravolgimenti a venire. E mai mai mai avrei immaginato di poterci essere anche oggi.
Di poter vedere la sua facciotta felice nello scoprire il Tipi cucito e costruito da mamma e papà, nel calciare la palla regalata dallo zio e la casa dei Barbapapà della zia, scorazzando sulla bici di legno e strombazzando felice il nuovo campanello a forma di pinguino. Troppo buffo.
Gioie infinite d'un mondo che davvero non avrei creduto mi potessere ispirare ed affascinare a questo modo.
Settimane e mesi
Sono infatti trascorse esattamente 11 settimane dal Lunedì di Pasqua che me l'ha fatta arrivare col sederotto peloso sul naso (letteralmente).
Dunque la settimana prossima avrebbe in teoria 3 mesi. Invece i 3 mesi non avverranno fino al 13/7 tecnicamente parlando, essendo lei nata, appunto, il 13/4.
Io sono lenta in queste cose, ma davvero mi confonde, questo contare settimane, mesi ecc. Mi spiego ora perchè i neo genitori passino prontamente dalle 3 settimane ad 1 mese, 2 mesi ecc e poi ad un anno ecc - è un casino contare giusto. E vabbè.
Volevo solo riportare che questa settimana appena conclusasi ha visto una Fiamma in quel di Berlino, simpatizzante coni tutti gl'indigeni, ma particolarmente con suo zio, al quale dobbiamo il via di vere e proprie risate. Avevamo intravisto un accenno in Italia, ma non s'era ripetuto. Qui invece è diventato proprio normale.
Inutile tentare di mettere a parola scritta quel che succede nel mio cuore quando mia figlia ride gorgeggiando. Benedetti sistemi riproduttivi! Ha anche imparato che è capace di produrre urletti squillanti e si diverte infinitamente a farlo in vicinanza del mio orecchio sinistro, il cui timpano ormai è andato in pensione.
Così mi accorgo di essere scollegata, da troppo e da tutto e da tutti e la verità, al solito, sta nel fatto che faccio sempre tutto da me - me la taglio e me la cucio, so to speak.
Allora nei pochi giorni berlinesi mi è capitato di osservare con attenzione le dinamiche dei miei cognati, che assomigliano paurosamente alle nostre. Ma al proprio, si sa, non si riesce a guardare con propria coscienza.
Intendo dire che non ci si rende mai conto di quel che si sta facendo, dove si sta andando con la propria evoluzione personale, con la propria vita, a meno che non si spenda del buon tempo a meditare e farsi un po' di sana auto coscienza/critica/analisi. Invece a guardare una propria copia vivere come viviamo, ecco che lo specchio parla.
Una cosa la so di sicuro. Io fuori dal circolo della mia piccola realtà italiana sono una persona migliore. Tiro fuori davvero il meglio di me. E quando sudo regolarmente, magari correndo lunghe distanze, sono ancora più amabile.
Il resto se n'è andato tutto in casino, che come direbbe chi mi conosce bene: "era anche ora".
Mi sveglio troppo presto e ho troppi pensieri per la testa per riaddormentarmi.
Fiamma dorme beata e io mi dedico alla posta, da troppo ignorata. Berlino sussurra storie magiche ad ogni angolo, ad ogni muro nuovo, vecchio e decadente, ad ogni giardinetto.
Due settimane in Italia, con la nonna di mia figlia e tutto il resto della combriccola complicata e colorata che è la mia famiglia, volate via, passate in fretta e senza tutte le cose importanti e le persone preziose che volevo tanto vedere. Pazienza.
Torniamo a luglio. Per il momento ci godiamo una grande Berlino e tra qualche giorni i nonni irlandesi ...
non più Nocciolo
Fiamma Danu è arrivata il 13 aprile, alle 4:34 del pomeriggio (NZ time) .
Rileggo il post del giorno prima e sorrido ripensando a come mi premeva scrivere qualcosa prima che Nocciolo arrivasse ed essere sicura di riuscire a lasciare una riga di quel che ero prima di diventare mamma.
È arrivata dopo 36 ore di travaglio, non nell'ospedale che avevo visitato il venerdì precedente e non nel modo naturale che io visualizzavo nelle mie meditazioni. Le contrazioni sono cominciate la domenica mattina alle 4.10 e dopo una bella giornata di camminate e respirazioni varie verso le 18 abbiamo raggiunto la midwife all'ospedale di Kawakawa solo per sentirci dire che ero 1 cm dilatata e che ci sarebbe voluto ancora un bel po'. Ci siam pazientemente rimessi in macchina e siam tornati a casa, dove per le 22 si erano rotte le acque e le contrazioni avevano raggiunto i tempi richiesti. Via di nuovo all'ospedale, ma la dilatazione non era cambiata di granchè e dopo qualche ora di osservazione la midwife mi propone di trasferirci all'ospedale di Whangarei (attrezzato per le emergenze) e di passare all'epidurale, visti i tempi lunghi e l'aumentare dell'intensità delle contrazioni.
Così altri 40 km in macchina solo per scoprire che l'anestesista di turno era impegnato in un parto lungo e difficile e la mia epidurale non sarebbe stata disponibile immediatamente. Io di queste ore ricordo poco, non tanto per il dolore, quanto per la stanchezza. Apparentemente passavo da respiri intensi a urli soffocati al sonno nel giro di pochi minuti. Verso le tre del mattino comunque, mi hanno finalmente concesso la fine delle sofferenze e le contrazioni sono diventate una serie di righe in progressione che guardavo scriversi su pagine e pagine con il susseguirsi delle ore.
Le midwife di Whangarei (ed il resto del personale) sono stati coloro che mi hanno assistito per il resto della giornata, fino a quando è diventato chiaro per tutti che non ci sarebbe stato parto naturale ed abbiamo deciso per il cesareo. Avremmo scoperto poi che la posizione della bimba (schiena contro la mia schiena, testolone inclinato e cordone ombelicale avvolto intorno al collo) erano la causa principale della mancata discesa.
Non voglio avere ricordi di recriminazioni legati a questo momento, ma è indubbio che un'ultima ecografia mi avrebbe risparmiato metà del travaglio e che la mia midwife (o meglio la sua assistente che è mi è stata accanto fino a Whangarei) non si è rivelata quella donna piena d'ipnotica esperienza sulla quale io contavo. Tutt'altro. Nessuna delle due ha fatto nulla di particolare per me e a detta del Moroso, avrebbero potuto anche non esserci.
Questi i fatti - c'è altro da raccontare, ma il mio gomitolo di gioia si sta svegliando nella sua culla ai piedi del letto e dunque devo sospendere. Lascio giusto solo una riga di spiegazione per il secondo nome, visto che per spiegare Fiamma basta guardarle i capelli... ! Il Moroso (che dovrò da ora chiamare il Papà) contesta che questa versione è irrealistica e fantasiosa e la versione reale è molto meno mitologica, ma tra le poche cose trovate tante si accomunano nelle versioni del potere superiore della Dea Madre di tutti gli Dei della storia Irlandese.
Danu is the mother of the Irish gods, linked to the goddess Dôn in Wales. Her tribe is the Tuatha Dé Danann, the People of the Goddess Danu or Ana. Invading Ireland on the first of May, the Tuatha Dé Danann battled the Fir Bolg, and eventually won an uneasy peace. In their turn the Tuatha Dé Danann were displaced by the mortal Milesians, and retreated to the sídhe, or hollow hills, to become the Faery Folk of legend. The coming of the Milesians is likely a mythologizing of the Christian conversion of the Isle that ousted the pagan gods and goddesses.
Danu is a goddess of fertility and plenty, and there is evidence that the river Danube is named for Her. As mother of the faeries she is close to the land and waters. Danu in a reading brings a time of richness and inspiration, of magic and a return to the source.
40 Settimane
266 giorni dalla concezione e Nocciolo ancora non è pronto, o forse sono io che non sono pronta, chi lo sa davvero? mi piace pensare che lui/lei abbia deciso esattamente come e quando nascere e dunque stia aspettando il perfetto allineamento degli astri prescelti.
Dunque l'11 qui è arrivato e passato e se questa notte trascorre calma e serena, anche la teoria del Moroso ("ma l'11 di qui o l'11 europeo"?) evaporerà con la rugiada al sole del mattino. Il mattino di Pasqua, tra l'altro, che non ci vede coinvolti nel dissotterrare uova colorate da ogni angolo del giardino, come nella maggioranza delle case di Kerikeri - è la tradizione che intrattiene i bambini di ogni età.
Ho finito anche di lavorare, giusto giovedì, e con gran sorpresa mi son ritrovata sommersa da un sacco di regali, baby shower la chiamano qui (ma è un'altra usanza americana importata, of course!) e tutta la ditta ha sorpreso sia me che Maria (l'altra collega in attesa) con una colazione ricca di delicatezze fatte in casa e un cestone ciascuno pieno di regali, individualmente scelti ed impacchettati per ognuna di noi. Inutile dire che questa cosa mi ha semplicemente commossa!
Così mi ritrovo a godermi qualche giorno di tranquilla pace e vero riposo. Ieri abbiamo fatto un giretto all'ospedale dove con gran probabilità nascerà Nocciolo per dare un'occhiata e visitare una ex collega che ha appena avuto un bimbetta splendida. È stata una bella cosa, anche solo vedere la mia amica in perfetta forma e tenere la piccolina in braccio, rendendomi conto di quanto piccini sono, una volta fuori dal pancione.
Chissà che il prossimo post non riporti peso, ora e magari anche un nome per questo nostro bimbo :)
36 settimane
E dunque per il momento aggiorno e basta. Gioie della gravidanza... mi sveglio presto, prestissimo, queste ultime due settimane mi han vista in piedi nel cuore della notte e anche dalle cinque in poi, non è davvero da me. Ma l'altra sera, mentre mi facevo fare la ceretta, mi è ricapitato un piccolo episodio di crollo degli zuccheri e mi ha confermato che si tratta proprio solo di fame - mi sveglio dalla fame - ed è per via di Nocciolo, null'altro.
Tre volte, con quest'ultimo episodio, mi è successo di cascar quasi per terra (riconosco i sintomi in tempo ed ho l'accortezza di sollevare le gambe per tempo) e di recuperare prontamente grazie a 5 minuti di piedi in aria, acqua e cibo. È una cosa strana, eppure normalissima, non è che io non mangi, anzi, ma a questi tre episodi sono susseguite quelle che qui si chiamano "growth spurt", fasi di crescita veloce ed immediata.
Per farsi un'idea precisa è come quando cresci una piantina dal seme e la guardi proprio germogliare eccetera e resta germoglio tipo una vita, poi da un giorno all'altro, et voilà è piantina e via avanti, quasi senza accorgersene.
Bè io me ne sono accorta, diciamo che è impossibile ignorare la panciona che cresce, ma lo stesso ogni nuova fase mi ha molto stupita. La gravidanza è un periodo meraviglioso, non nel senso puro del miracolo della vita eccetera, ma proprio un tempo in cui osservi e ti meravigli, costantemente, di quante cose si succedono una all'altra in maniera ineccepibile. Una progressione fantastica di fasi perfette, concatenate al fine di creare un nuovo essere vivente. È davvero un privilegio, il poter osservare qualcosa di così perfetto in prima persona.
Mi sono anche infinitamente stupita dei miei ormoni stupendi. A 35 anni mi ritrovo con la pelle bellissima, i capelli lucidissimi e folti e belli forti e anche se ogni piccolo incidente personale (tagli, botte, abrasioni ecc) ci hanno messo dei mesi a guarire, il resto del corpo ha funzionato in maniera impeccabile, nel suo compito di organo sostenitore di vita.
Cose che non ti dice mai nessuno (a parte una collega intelligente ed insostituibile, che si è cresciuta tre figlie da sola) a proposito della gravidanza:
- lo sport fa tutta la differenza. Anche solo camminare venti, trenta minuti al giorno, risolve una serie di problemi, tra cui circolazione, mal di schiena eccetera. Lo yoga, poi, ti prepara come poche altre cose nella vita e dunque nelle evoluzioni della vita diventa impareggiabile.
- pasti piccoli e frequenti di mantengono in forze senza impedirti di stare seduta dopo ogni pasto (e quindi poter continuare a lavorare in ufficio).
- il sesso in gravidanza è relativo. C'è chi non ne vuol sapere e c'è l'esatto contrario. Per queste ultime donne fortunate, ci sono anche orgasmi come non ce ne sono mai stati. L'intensità e la frequenza sono cose che ringrazierò sempre a lungo.
- come in tutto il resto, l'attitudine è tutto. Positive e serene, le donne felici hanno gravidanze più facili, leggere, ma senza negare l'innegabile e fare le super-eroine. Il riposo è quella magica pozione che ti permette di vedere tutto in una luce migliore. Anche quando stai seduta per delle ore su dei legamenti già troppo stiracchiati.
Dunque quattro settimane ancora prima di conoscere Nocciolo. E a tutte queste donne che mi chiedono le solite cose: sei stanca? ne hai abbastanza? hai paura? ecco, rispondo qui: no. Sono felice.
Come non avrei mai creduto di poter essere aspettando un bambino.
35 and nobody's counting
La giornata in sè - a dispetto delle mie tradizioni - non è stata di grandi festeggiamenti, ma il weekend poi si è rivelato di una dolcezza unica e sapori estivi.
Da Coopers' Beach alle camminate con le persone care, dagli ospiti la settimana prima ai regalini inaspettati.
Entra nella mia vita il pzizz - promessa di sostegno e supporto durante i periodi di stanchezza da sleep deprivation. Finora, devo ammettere, vive all'altezza della campagna marketing. Lo uso per interrompere il ciclo, pranzo, dopo pranzo, sonnolenza. Vado nella stanzetta con l'aria condizionata, cuscini, piedi in aria e dieci minuti dopo riemergo - come se avessi davvero dormito. Incredibile.
Celia
Another moment set aside to try and recall your laugh. You had the most "argentina" laugh I ever met.
Your words, your smile and the dimples on your face.
You live in my memory, in the pictures of my heart. Forever, my dear friend, forever.
waitangi day duemilanove
Dondolo sulla nostra deck e m'immagino la cerimonia che inizia a Waitangi. La grande canoa pronta ad essere lanciata, una nuova alba ed un nuovo inizio, tra i riti di questo popolo così orgoglioso della sua storia e le sue tradizioni. Non è una cosa comune, questo mix di gente cresciuta tutta assieme, Pakea e Maori, tutti Kiwi.
Non funziona nemmeno alla perfezione, ecco, ma funziona in tanti modi che restano unici al mondo.
Oggi, giorno di festa in tutto il paese, si celebra il famoso accordo tra i Maori e gl'Inglesi.
Waitangi Day è il giorno delle dimostrazioni, delle proteste, ma non solo. Oggi è anche e soprattutto il giorno del ritrovarsi di tanti Maori, che arrivano quassù da tutte le parti del mondo. Waitangi è infatti dietro l'angolo per noi, tra Paihia e Kerikeri.
Cosa ci faccio io in piedi a quest'ora assurda di un giorno di festa? nulla, mi sono svegliata e tanto basta. Di questi tempi, il mio benedetto sonno prezioso è limitato, disturbato e relegato a poche ore notturne. Per cui se arrivo all'alba tutto d'un fiato e mi sveglio, non sto nemmeno a protestare, mi alzo e vengo ad approffittare del fatto che Ciccio sia libero. Il Moroso continua infatti le sue maratone di lavori doppi e questo significa restrizioni assurde al mio accesso ad internet. Non che davvero di questi tempi mi crei grossi problemi. Arrivare alla fine della giornata in ufficio è già un bel traguardo e la conseguenza è che una volta a casa, dopo tutto, camminate/yoga/cena ecc, mi resta poca ispirazione da donare al mio mondo virtuale. Poco male.
Tutto è temporaneo, tutto una fase, un passaggio e anche questo momento diverrà ricordi di quando aspettavo Nocciolo.
Nocciolo che si muove tantissimo e che ancora non ha un nome. Che cosa buffa, che decisione difficile. Nocciolo che ha diritto ha tre nazionalità, tre passaporti. Chi se lo sarebbe mai sognato? eppure sembra la cosa più normale, dare il mondo come casa, a mio figlio.
Brontola la pancia, altra cosa normale di questi tempi, la fame non si rimanda, mi cade la pressione sotto ai talloni se non mangio qualcosina ogni due orette al massimo. Meglio mettere su il caffè, va là.
Il vento arriva dal mare e sta spazzando tutti i nuvoloni - niente pioggia nemmeno oggi e con la tank dell'acqua a livelli di minimo storico, la prospettiva di dover chiamare per una fornitura esterna diventa la pratica realtà di questa settimana. Ci arrivano in visita, nell'ordine, l'amico carissimo che è anche il padrone di questa casa e una coppia che in Irlanda definivo come i miei genitori locali.
Avevo previsto ed arrangiato alloggi alternativi, ma non ha poi funzionato come volevo io e dunque ci ammasseremo tutti in questa piccola casetta. Pazienza. Altra inusuale caratteristica di questi mesi di gravidanza. Mi è cresciuta una pazienza infinita - un disinteresse per le preoccupazioni che davvero non mi caratterizza affatto. Naturalmente ha tanto a che vedere con gli ormoni felici che m'hanno invasa grazie alla gravidanza, ma io sotto sotto spero tanto che non mi abbandoni proprio più.
È un gran bel vivere, questo atteggiamento irremovibilmente pacifico.
E volevo parlare di questi momenti preziosi che seguono due o tre giorni liberi - aiutando la testa a svuotarsi del tutto e a lasciare lo spazio necessario alle parole per emergere a cercare uno spazio loro, una realtà leggibile.
Intendevo ancora una volta, rimarcare sulla bellezza della nostra terrazza di legno, baciata dal sole e cullata dalla brezza, che ospita l'ombrellone e la sedia a dondolo, davanti alle onde che fanno da sfondo col rumore della risacca e delle vele spiegate al vento della baia.
Scriverei dunque più spesso, se avessi questi gioielli preziosi a mia costante disposizione?
O scivolerei nella monotonia del troppo avere? mi domando spesso se colpisca ogni situazione o se invece miri solamente ad annoiare l'abbondanza materiale.
Nulla di cui temere, perchè con lo scorrere dei mesi, si avvicina non solo l'arrivo di Nocciolo, ma anche la realtà pelosa della nostra attuale situazione economica.
Quando l'ufficio del Moroso si è spostato ad Auckland a noi era sembrato proprio un segno del destino. Avevo appena cominciato il mio nuovo lavoro ed era garanzia di sopravvivenza anche senza la grassa entrata del suo lavoro. Era finalmente arrivato per lui il tempo di spiccare il volo come self employed. Certo, non c'era Nocciolo nei piani. C'eravamo solo noi due e la nostra realtà assolutamente "rat-race free".
Dunque la maternità neo zelandese è di 14 settimane. Il datore di lavoro non ha obbligo alcuno, se non quello di preservarti un posto a cui tornare per il periodo di un anno. Il governo ti passa uno stipendio settimanale, ma solo fino ad un massimo di 400 NZD lordi. Dopodichè, son fatti tuoi.
Mi ritroverò dunque a testare questa teoria. L'avere tempo libero a disposizione ed un posto confortevole, m'incoraggerà a scrivere di più? Ad HD, non aveva funzionato. Ma erano altri tempi, mi ripeto tra me e me, troppe variabili e cambiamenti che comportavano crescita ed i sacrifici economici, semplicemente non m'aiutavano, ero davvero in molti modi, diversa.
Oggi ho un equilibrio diverso. Non sono i beni materiali ad ingrassarmi la vita, ma questa quotidianità di affetti ed eventi paralleli alle persone care. Eppoi ci sarà Nocciolo, che secondo me offrirà svariati punti di riflessione.
Vabbè vado a mettere tutti questi pensieri a mollo nell'Oceano Pacifico.
would I really do it more often?
Ripeto al Moroso che se migrassi verso una piattaforma più versatile, il suo generoso gesto di aiutarmi nel rifarmi la faccia del blog sarebbe sicuramente incoraggiato. Ma no, nulla succede, io non mi muovo - lui non mi aiuta - il blog resta sempre il caro vecchio bloggone dall'immagine pacchiana.
La statuetta che presenzia lassù a destra, è con me dagli anni di Dublino. Oggi, nel turbine di pulizie, le ho dato una lavatina e poi, pensando a scemenze esoteriche, del tipo lasciarla al sole affinchè si carichi d'energie universali, ecco che scivolo sul pavimento bagnato e mi ritrovo per terra con una caviglia dolorante.
Nulla di che, solo una storta - nessun vero problema. Però la statuetta l'ho rimessa al suo posto senza lasciarla al sole... meglio non contraddire le divinità :)
Giornata di festa, oggi, qui si celebra l'anniversario di Auckland - ancora un lungo weekend (Waitangi's day - 6/2) eppoi riaprono le scuole, scivola via febbraio, veloce come al suo solito e arriva marzo, il settembre dell'emisfero del sud. È strano come tutta la vita quassù giri attorno all'estate. Si aspetta l'estate per fare tutte le cose preferite, si vive l'estate sfruttando al massimo ogni ora di luce e si rimpiange l'estate, nelle case disegnate per stagioni sempre calde (che qui esistono solo sulla pelle dei discendenti scozzesi).
Dunque a casa in panciolle, dopo due giorni di spiaggia, ah! le spiagge quest'anno mi hanno davvero viziata, dovrei attaccare un po' di foto qui per farvi vedere l'armamentario con cui ci rovesciamo sulla sabbia io ed il Moroso! Ombrellone, cuscinoni, asciugani, pareo, sedioline da spiaggia, borsa termica piena di frutta. Peggio dei vecchietti a Grado. Troppo facile quando devi solo fare cinque minuti in macchina per andare a nuotare in una baia bellissima. Buttare le cose nel cofano e tirarle poi fuori ti pesa nè più nè meno del metterti il costume.
Sembrano lontane anni luce, le mie domeniche al mare in Italia. Grado e Lignano, a seconda dell'età, delle giornate e delle amicizie. Poi Bibione, a volte Jesolo, la sera, magari con qualcuno con cui proprio non avresti mai dovuto uscire, per via della differenza d'età.
Spiagge super affollate, ritaglini di sabbia e di laguna - oggi mi sembrano una cosa assurda, lontanissima, come i locali alla moda con la musica all'aperto e le piste per ballare guardando il mare, i cocktail che duravano ore... e tutto cambiava ogni estate, per rinnovarsi, per rimanere sulla cresta dell'onda. Non c'è nulla del genere quassù. Non c'è proprio modo di paragonare questa mia vita di oggi con la mia vita italiana (o quella dublinese, se è per quello).
Ci andavamo anche in marina, a Grado, un'ora e un quarto in corriera, tutto il giorno in spiaggia e poi di nuovo a casa senza che nessuno sapesse che no, non eri esattamente stato a scuola, quel giorno.
Questi ricordi sono riaffiorati dall'inaspettato apparire di due persone del mio passato remoto.
E come tutto nella mia vita, eccosi ripresentare la dualità. Felice di ritrovare l'amica delle scuole superiori, che ha cercato, nonostante il lungo silenzio, un contatto ancora vivo e tramite quello mi ha ritrovata, riaggangiata con una gioia incredibile, fatta di ricordi importanti. Lei rappresenta infatti quegli anni in cui il casino mentale cominciava a prendere forme concrete, azioni irreversibili. La ritrovo con un affetto tenero e il desiderio vero di rivederla presto.
Non posso dire altrettanto dell'amica delle scuole elementari, che mi ha trovato tramite mia sorella e su facebook. Ora, devo davvero precisare, io avrei anche fatto a meno dell'account su questa minchiata d'interfaccia. Non ho il tempo di rispondere alla gente cara con cui scambio emails, o di caricare le foto su flickr o di scrivere la mia realtà sull'amato blog. Figuriamoci se riesco davvero a gestire una cosa tanto esigente come un account che pretende le tue informazioni private - e già lì a me girano, che vorrei davvero sapere a chi serve un database così vasto ed accurato - e poi l'aggiornamento costante di foto, umori e pensieri vari.
Voglio dire... Eppure non ho potuto sottrarmi al dovere sociale, perchè in troppi, davvero troppi dei miei amici e parenti mi tartassavano e cercavano per finalmente riallacciare il contatto tramite questa roba qui. E ad essere sincera, il vedere le foto subito di tutti e tanti, tutte in un posto solo è risultata conveniente. Spero solo che passi di moda presto, come tutto il resto.
Ecco che divago.
Dunque l'ex compagna delle elementari, dopo averi "ritrovata" (sono solo passati venticinque anni in fondo) mi appioppa un commento che non ho potuto condividere col Moroso, una cosa troppo italiana, per lasciarsi spiegare facilmente.
Non commenta sul fatto che io abbia trascorso gli ultimi dieci anni viaggiando o che abbia vissuto in altri paesi o sul mio compagno irlandese e nemmeno sul perchè oggi, io abbia scelto la nuova zelanda come casa. No. Rimarca piuttosto sui favoritismi con cui la nostra insegnante delle elementari le ha rovinato l'infanzia.
A me, questi "favoritismi" hanno probabilmente salvato la vita. Ecco dunque riapparire l'eterna discussione che spesso ho sostenuto con tanti italiani: le preferenze. L'anglosassone pensa che la vita ti metta davanti a situazioni che ti devi gestire. L'italiano invece è convinto che si tratti sempre di preferenze. Maestri, professori e poi avanti fino a colleghi, managers eccetera.
Non sei tu che sei bravo o capace o che hai abbastanza personalità per poterti fare strada. No. Sono gli altri che ti accordano la loro preferenza. Che poi magari è avrà anche del vero, ma a me suona tanto come uno scarico di responsabilità.
Nella mia prima paper per il corso di counselling ho imparato cosa sia la resilience. La capacità che alcuni bimbi hanno di riuscire a difendersi dagli svantaggi della vita, accattivandosi aiuto e supporto esterni all'iniziale condizione sociale. Serve a spiegare quei casi che seppur cresciuti in ambienti disagiati, famiglie e/o quartieri difficili, riescono a stabilire una vita equilibrata, spesso anche di successo e rompere la catena "povertà/ignoranza/crimine".
Guardando a ritroso, non mi è mica difficile immaginare come la mia prima insegnante avesse potuto essere questo tipo di persona, capace di percepire i disagi quotidiani dei suoi alunni e d'intervenire a suo modo, offrendo quel supporto extra, che naturalmente agli occhi degli altri dev'essere apparso come, appunto "preferenza".
Senza quei momenti in cui i suoi insegnamenti diventavano diretti e mirati, senza quelle parole che servivano a rimarcare che sì, avevo la risposta giusta, che sì, non ero incapace, che sapevo - come tutti gli altri, esattamente la lezione che lei ci aveva insegnato, senza quel supporto speciale, quella mano tesa, costante e presente - che in realtà non arrivava nemmeno lontanamente a riempire la mia insicurezza infinita - senza tutta quella roba lì, sarei arrivata ad essere chi sono oggi? è una domanda che mi sono posta tante volte. Ma non a riguardo della mia insegnante delle elementari. Per quanto buffo, non ho mai pensato che lei mi preferisse agli altri, vista la sua incredibile integrità morale.
La mia domanda si allargava a comprendere tutte quelle persone che nel corso della mia vita hanno saputo raccogliere ed incollare con amore e compassione i pezzetti della mia insicurezza, aiutandomi a creare la persona che sono oggi.